Un primo passo verso il rinnovo del contratto nazionale del comparto Istruzione e Ricerca

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Il 10 novembre è stato siglato un’intesa politica fra il Ministero dell’Istruzione e del Merito, ovvero il ministro Giuseppe Valditara, e le Organizzazioni Sindacali. Si tratta soltanto di un accordo politico che dovrà tramutarsi in contratto nella giornata dell’11 novembre.

La forte pressione della FLC CGIL, che ha da subito denunciato la scarsità di risorse e per questo atteso alcuni mesi senza cedere alle lusinghe del Ministro Bianchi che voleva un accordo economico prima di Ferragosto, tenendo insieme il fronte sindacale (quest’estate c’erano sindacati pronti a firmare subito, stile “prendi i soldi e scappa”), ha portato i suoi frutti:
un contratto in due fasi che prevede una prima intesa solo economica sul 95% dei fondi a disposizione per il rinnovo più una una tantum di 100 milioni (85 per i docenti e 15 per gli ATA) già in busta paga a dicembre;
una seconda fase contrattuale in tempi brevi per il rimanente 5% dei fondi e una revisione della parte normativa sempre entro il mese di dicembre.

L’accordo è vantaggioso, perché mette al sicuro i fondi già stanziati per il rinnovo del CCNL 2019-21 consegnandoli nelle tasche dei lavoratori già per Natale ed apre ad una sequenza rapida sulla parte normativa dove c’è l’impegno a discutere temi importanti quali la Formazione in servizio e la Mobilità.
C’è poi l’aggiunta di risorse aggiuntive non previste a luglio (100 mln stanziati per Decreto) che diventano una sfida politica come l’elemento perequativo inserito nel CCNL del 2018, poi confermato nelle Leggi di Bilancio successive e oggi consolidato nella parte tabellare.
Inoltre è scongiurato ogni utilizzo velleitario e discrezionale dei fondi accessori per il riconoscimento del “merito”: tutti i fondi a disposizione saranno contrattati sullo stipendio fisso e continuativo (tabellare e RPD/CIA).

L’intesa diventerà contratto all’Aran l’11 novembre, poi ripartirà la trattativa serrata per la parte normativa.

La lotta paga.


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