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Un lavoro tossico da curare, con urgenza

Siamo in una società malata, nella quale il lavoro è un cancro che sta trasformando e minando ogni nostra azione, una società che compra la nostra vita pagandola col lavoro

Due libri usciti quasi in contemporanea a maggio 2023 lanciano un campanello d’allarme molto preoccupante per la nostra società: il lavoro è un valore di affermazione della persona all’interno della società o una malattia corrosiva e tossica?

I due libri sono Le Grandi Dimissioni. Il nuovo rifiuto del lavoro e il tempo di riprenderci la vita, di Francesca Coin [Einaudi] e Ma chi me lo fa fare? Come il lavoro di ha illuso: la fine dell’incantesimo, di Andrea Colamedici e Maura Gancitano [HarperCollins].
Francesca Coin, sociologa, intervista giovani lavoratori e lavoratrici e cerca di capire perché oggi molti abbandonano i loro posti di lavoro o addirittura rinuncino a lavorare.
In modo empirico è ripresa e trasportata in Italia la ricerca di McKinsey ‘Great Attrition’ or ‘Great Attraction’? The choice is yours, che a settembre 2021 fotografava per prima il fenomeno dei quitters, di coloro cioè che abbandonavano il lavoro.
Andrea Colamedici e Maura Gancitano provano a capire quando il lavoro ha un senso, se ne ha, e quanto assorbe della nostra vita privata.

Alla fine siamo arrivati alla concretizzazione dell’idea di alienazione dal lavoro di Karl Marx, all’idea di lavoro alienante, non come realizzazione dell’individuo ma strumento di controllo delle vite dei singoli per il benessere di pochi.
È il capitalismo, bellezza! È il consumismo, bellezza.

Il lavoro è diventato merce di scambio in una società sempre più capitalista e consumistica: con il lavoro si comprano i beni di consumo di cui siamo ormai schiavi.
Ma è proprio questo il punto: lavoriamo per essere o per avere?

Siamo in una società malata, nella quale il lavoro è un cancro che sta trasformando e minando ogni nostra azione, una società che compra la nostra vita pagandola col lavoro.
La situazione è peggiorata quando il progresso tecnologico ha scalzato gli uomini e le donne, diventando il protagonista di una nuova dimensione umana, sociale: ha annullato ogni tipo di collettività, di visione collettiva, in nome della produzione, dell’efficienza, del prodotto (l’uomo stesso che compra e consuma è un prodotto di questa società).

È necessario un cambio di rotta che curi le persone attraverso un ripensamento del lavoro.

1- il lavoro deve essere dignitoso e stabile, sia nel salario (da qui l’importanza del salario minimo), sia nelle condizioni di lavoro, sia nella durata della giornata lavorativa (da qui lo slogan, quanto mai attuale, di “lavorare meno, lavorare tutti”). Per questo il lavoro non deve essere mai precario! La Spagna l’ha fatto, anche l’Italia dovrebbe iniziare una seria lotta contro il lavoro precario, in ogni sua forma, in ogni sua dimensione (pubblica e privata).
2- il lavoro deve essere regolamentato in una dimensione contrattuale di miglioramento collettivo e non in una prospettiva individualistica: risuona perciò sempre più attuale l’ammonimento di Bruno Trentin contro i pericoli della premialità e del merito, che divide, mette in contrapposizione.
3- il lavoro deve essere sindacalizzato, deve avere una dimensione di equilibrio e di prospettiva di sviluppo professionale nel contratto.
4- il lavoro deve essere sostenibile, per le persone e per l’ambiente: bisogna cioè governare i processi tecnologici in maniera tale da ricavarne benessere per le persone (non devono essere cioè la causa e il motivo di licenziamenti di massa o di rinuncia alla presenza umana nel mondo del lavoro, penso ai ruoli meno qualificati che potrebbero essere sostituiti da algoritmi ed automi) in termini di vita privata e di ambiente.
5- il lavoro deve essere de-mercificato: è uno strumento per la realizzazione di una società in cui tutti possono realizzarsi come persone con obiettivi comuni. In ultima istanza per dare vita ad una società democratica.

Contro questo lavoro malato e tossico è necessaria una presa di coscienza e di resistenza senza sconti per nessuno: ne va della sopravvivenza della nostra società.


Suggerimenti per approfondire (i primi venuti in mente):

Il manifesto del lavoro. Democratizzare, demercificare, disinquinare, Isabelle Ferreras, Julie Battilana, Dominque Méda [Castelvecchi 2022, con prefazione di Maurizio Landini] – Il sistema capitalista neoliberista basato sulla sola ricerca del profitto non farà che rafforzare la concentrazione della ricchezza, aggravare le disuguaglianze e devastare il nostro ecosistema. Contro lo status quo, un collettivo di illustri scienziate sociali si è mobilitato per farsi non solo agitatore ma anche innovatore e orchestratore del cambiamento necessario, richiamando tutto il mondo accademico a offrire il proprio contributo. Il progetto del Manifesto del lavoro, che si concentra nella formula “democratizzare (le aziende), demercificare (il lavoro) e disinquinare (il pianeta)”, declina questi imperativi di volta in volta da punti di vista sociali e culturali diversi, per una definizione il più possibile completa e inclusiva del piano d’azione

Possibilità economiche per i nostri nipoti seguito da Possibilità economiche per i nostri nipoti?, di John Maynard Keynes, Guido Rossi [Adelphi 2019] – Negli anni della Grande Crisi, John Maynard Keynes si spinge a immaginare, per il denaro e il capitalismo, un futuro molto diverso da quello che tutti prevedono. In quel futuro – che è oggi – e nel pieno di un’altra crisi, Guido Rossi dimostra che le congetture di Keynes erano meno ardite di quanto siano sempre parse.

Vita activa, di Hannah Arendt [Bompiani 2017]

L’uomo è antiquato, di Günther Anders [Bollati Boringhieri 2007] – In questo libro pubblicato per la prima volta nel 1956 Günther Anders muove dalla diagnosi della «vergogna prometeica» – cioè dalla diagnosi della subalternità dell’uomo, novello Prometeo, al mondo delle macchine da lui stesso creato – per affrontare il tremendo paradosso cui la bomba atomica ha posto di fronte l’umanità, costringendola fra angoscia e soggezione.

A proposito di merito. La meritocrazia cela la grande questione dell’affermazione dei diritti individuali, di Bruno Trentin [L’Unità, 13 luglio 2006] – “Nella mia storia di sindacalista ho dovuto fare ogni giorno i conti con la meritocrazia, e cioè con il ricorso al concetto di «merito», utilizzato (anche in termini salariali) come correttivo di riconoscimento della qualificazione e della competenza dei lavoratori. E, soprattutto negli anni 60 del secolo passato, quando mi sono confrontato con la struttura della retribuzione, alla Fiat e in altre grandi fabbriche e ho scoperto la funzione antisindacale degli «assegni» o «premi» di merito; quando questi, oltre a dividere i lavoratori della stessa qualifica o della stessa mansione, finirono per rappresentare un modo diverso di inquadramento, di promozione e di comando della persona, sanzionato, per gli impiegati, da una divisione normativa, che nulla aveva a che fare con l’efficienza e la funzionalità, ma che sancivano fino agli anni 70 la garanzia del posto di lavoro e quindi la fedeltà all’impresa.”

Manifesto per il reddito di base, di Federico Chicchi – Emanuele Leonardi [Laterza, 2018] – Ma quale pane e lavoro? Vogliamo ozio e champagne (molotov)! Il reddito di base emancipa il diritto a una vita dignitosa dal ricatto della precarietà e migliora le nostre condizioni di vita. L’effetto complessivo è una boccata di libertà. Il reddito di base non è soltanto uno strumento di politica pubblica per contrastare la povertà. Deve essere inteso come un’opportunità: sociale, perché in grado di ridurre il peso della precarietà sulla vita dei lavoratori; etica, perché capace di proteggere dall’umiliazione della povertà; politica, perché può costituire un terreno comune per le molteplici pratiche di opposizione allo sfruttamento capitalistico.

Tre proposte per il lavoro importante appello di oltre 3.000 ricercatori di tutto il mondo esce oggi [16 maggio 2020 n.d.r.] in simultanea su 41 giornali, tra cui El Comercio, Boston Globe, Guardian, Gazeta Wyborcza, La Folha de São Paulo, The Wire, Cumhuriyet, Le Soir, Le Monde, Die Zeit, Publico, El Diario, Le Temps. In Italia gli autori hanno scelto il manifesto

Lavorare meno, vivere meglio, di Fausto Durante [Futura Editrice, 2022] – Appunti sulla riduzione dell’orario di lavoro per una società migliore e una diversa economia. Il libro mette in relazione il tema del controllo degli orari con la crisi provocata dalla pandemia, le sfide poste dal cambiamento climatico e dall’avvento delle nuove tecnologie. La riflessione di fondo è che l’insieme di questi elementi spinge in direzione di una nuova stagione della battaglia per la riduzione dell’orario di lavoro

Di fronte alla crisi occorre riscoprire Karl Polanyi, di Nicola Melloni [Jacobin Italia, 8 Gennaio 2019] – Durante il meltdown finanziario del 2007-08 sono stati in molti riscoprire Marx e poi a rivalutare Keynes. Ma bisogna ripartire anche dall’economista austro-ungherese per ripensare la relazione tra società e mercato

Mercificazione, individuo e società: attualità del pensiero di Karl Polanyi di Francesca Colella

La grande trasformazione. Rileggere oggi Karl Polanyi di Matteo Colombo

“L’economia ha fallito, il capitalismo è guerra, la globalizzazione violenza”, intervista a Serge Latouche [La Repubblica, 10 maggio 2015]


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