La democrazia debole e lo spettro della destra sovranista

In un’epoca di forte individualismo, anche dei soggetti partitici, l’arte del compromesso si perde: prevale anche a sinistra la politica della sopravvivenza del gruppo dirigente

Ivan Kratsev dirige il Centre for liberal strategies di Sofia. In un articolo pubblicato su Internazionale (La democrazia s’indebolisce dall’alto), riportando anche le tesi del politologo americato Larry Bartels (Democracy erodes from the top), fornisce interessanti spunti di riflessione anche sulla situazione italiana.

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La pandemia aumenta le disuguaglianze tra gli studenti

La vera domanda è cosa faranno i governi se in primavera aumenteranno i contagi: chiuderanno di nuovo le scuole oppure cercheranno altre misure dolorose (come il coprifuoco o il divieto di far visita ad amici e parenti) per compensare il rischio di tenere i bambini a scuola?

Nessuno è mai veramente pronto per un lockdown. Eppure quando lo scorso dicembre i Paesi Bassi hanno deciso di chiudere le scuole, l’Herman Wesselink college, un liceo in un ricco sobborgo di Amsterdam, era più pronto di tanti altri istituti. Circa metà degli studenti ha entrambi i genitori diplomati e praticamente tutti hanno una camera per loro in cui studiare. Da anni ormai la scuola fornisce agli alunni computer portatili, quindi durante il primo lockdown della scorsa primavera il passaggio alla didattica a distanza è avvenuto senza complicazioni. Secondo il dirigente scolastico, gli studenti hanno rispettato i ritmi previsti dal programma anche se le loro capacità di studio ne hanno risentito.

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Quattro misure urgenti per la scuola e per il resto del Paese

Mantellini su Internazionale propone una ricetta che non mi convince perché significa rinunciare alla scuola come luogo di formazione sociale delle persone a favore di un modello digitale

Riporto di seguito l’intervento di Massimo Mantellini su Internazionale.
Lo premetto: non sono d’accordo!
Cioè sono d’accordo con quella parte di analisi, per la verità del tutto evidente, che sottolinea i ritardi e l’incapacità della politica di fare fronte all’emergenza: l’immobilismo che ha paralizzato l’agire politico è sconcertante per il dilettantismo e l’incapacità organizzativa che stiamo subendo in questi mesi, quasi un anno.
Non sono d’accordo con le quattro proposte, che segnano la sconfitta della scuola in presenza: potenziare la rete, potenziare i repository, acquistare pc e formazione sul digitale sono soluzioni che significano abdicare del tutto alla possibilità di fare della scuola un luogo di aggregazione.
In sostanza significa lasciar perdere la possibilità di migliorare la sanità, il controllo del tracciamento, potenziare i traporti, rafforzare gli organici… mettere cioè la Scuola al centro. A favore di un surrogato di tele-formazione-educazione che invece non funziona, in assoluto, non solo perché ci sono limiti tecnici.
Significa abdicare alla scuola come luogo sociale dell’apprendimento, per esplorare un campo (arido) di apprendimento che potrebbe dare sicuramente frutti in termini di competenze, conoscenze e apprendimenti (digitali soprattutto), lasciando per sempre indietro la scuola come luogo di formazione sociale delle persone.

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