propaganda

Che la destra al governo non abbia ricette, ma neanche idee, concrete per un cambiamento, in meglio, del nostro Paese lo sapevamo da quando in campagna elettorale abbiamo assistito ad una serie di luoghi comuni rispondente opportunisticamente alle aspettative di un popolo affetto da delusione storica e/o da malpancismo populista.

Del resto, senza voler scomodare nessun intellettuale e politologo, non è sull’ideologia vaga e indefinita dei concetti di “nazione, Patria e famiglia”, e quindi degli addentellati omofobi e razzisti, che si può pensare di fare un programma serio, progressista, democratico che risponda alle esigenze comuni (stato sociale e transizione ecologica, per citare le principali).

Così per mascherare le promesse cadute nel vuoto [dare un ristoro alle classi più povere, anche attraverso reddito di cittadinanza e salario minimo, lotta alle accise, industria eco-sostenibile …], sono montate ad arte delle baruffe che sviano l’attenzione dell’opinione pubblica, indirizzata ad arte dai mass media, verso scandali e scandalucci che suscitano indignazione, un’indignazione divisiva, ma tengono distante l’attenzione da temi più scottanti.

Qualche esempio:
1- la premier Giorgia Meloni ospite in Albania dell’omologo Edi Rama, risarcisce il ristoratore albanese “di suo pugno” saldando il conto, salatissimo, di 80 euri!, che alcuni avventori italici avevano strumentalmente (?) dimenticato di pagare: di qui la polemica fittizia con una sinistra che, per la verità, stavolta aveva giustamente lasciato correre…

2- il cognato e ministro del Made in Italy, Francesco Lollobrigida, prima trasforma l’opportunità dei granchi blu in una ricetta, quindi spiega perché tutte le politiche del governo avvantaggiano i più ricchi: i poveri, in fondo, sono fortunati perché mangiano meglio dei ricchi perché scelgono cibi più sani (?!)

3- il caso del generale Roberto Vannacci, alto ufficiale dell’esercito italiano autore di un libro omofobo e razzista, prende piede per farci capire quanto sia ormai tempo di dare voce ad una minoranza di italiani, che a suo dire minoranza non è (?!), sparando a zero un po’ su tutto il politicamente corretto, o presunto tale, e apre un pericoloso dibattito (perché il presupposto è sbagliato!) sulla libertà di parola costituzionalmente riconosciuta dall’art.21 della Costituzione, con divisioni a sinistra e a destra (caso Guido Crosetto, ministro della Difesa)

4- Arianna Meloni, sorella della premier e moglie di Lollobrigida, già al centro delle polemiche sulla famosa vignetta comparsa tempo a dietro su Il Fatto Quotidiano (a proposito di una boutade sulla sostituzione etnica opera del marito Francesco), da precaria diventa responsabile della segreteria politica di Fratelli d’Italia, il partito di cui la sorella è presidente e fondatore, insieme ad Ignazio La Russa (implicato oggi fra l’altro nella questione del presunto stupro operato dal figlio, da lui ovviamente difeso) e Guido Crosetto

5- Nel mentre il portavoce del governatore del Lazio, Francesco De Angelis, giornalista, politico e cantautore (?!), interviene sui mandanti della strage di Bologna (2 agosto 1980: i colpevoli non sono di fatto delle camice nere) e sugli ebrei (“razza di mercanti che stuprano le donne”).

E probabilmente ce ne sono altre di sciocchezze da mettere in fila, sciocchezze gravi, pericolose, che sicuramente vanno respinte non solo nei termini di una “questione morale” di cui la politica non si è mai fatto carico in Italia, ma soprattutto nei termini di una “questione politica” che dovrebbe mettere alla gogna l’immoralità dei politici.

Attraverso il controllo dei media, sta passando la peggiore propaganda, con la funzione di “strumento di distrazione di massa”, strumento tipico dei regimi e del mal governo, per nascondere le inefficienze di un gruppo dirigente capace soltanto di pensare a pochi, i ricchi, a discapito dei tanti, la classe media e i poveri.

Non si può più tacere, non si può più abbozzare: il metodo autoritario, autoreferenziale, autarchico e revisionista di questa classe politica è radicato e mina l’etica stessa della nostra repubblica. Non si può tollerare la modalità comunicativa (conferenze stampa senza la stampa, video senza contraddittorio, interviste programmate da bordo piscina …) di chi continua a raccontarci che va tutto bene.

Non c’è nulla che va bene se il costo della vita aumenta e il conto lo devono continuare a pagare i soliti noti, se non c’è un piano industriale ecosostenibile, se non si vuole combattere il precariato, se non si vuole restituire potere d’acquisto ai salari, se si vuole fomentare una società diseguale nei diritti e nelle tutele. Bisogna contrapporre una risposta forte e propositiva di chi ha a cuore il bene comune e non il bene di pochi.


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