Sorvegliare, punire, classificare, secessione didattica: la pedagogia oscurantista del Governo del Merito

Siamo di fronte ad una torsione e ad una regressione autoritaria dello Stato che pensa alla Scuola come luogo di indottrinamento e non di educazione: serve una forte resistenza democratica

scuola fascista

Prendendo in considerazione soltanto i fatti delle ultime due settimane, l’idea di Stato e di Scuola (ovvero istruzione, formazione, ricerca) che possiamo ricavare da questo governo è a dir poco oscurantista.

In prima battuta avrei pensato ad un’idea medievale, ma chi conosce un po’ di storia e cultura medievale sa perfettamente che quello è stato un periodo di grandi progressi scientifici (nasce il sapere enciclopedico, di cui la Summa theologiae e la Divina commedia sono soltanto due dei titoli più noti, mettiamoci dentro anche i Bestiari e le narrazioni anche pittoriche a riquadri) e grande conoscenza (non a caso nascono le Università).

Al contrario nel giro di pochi giorni questo governo ha

manganellato degli studenti che manifestavano per la Pace in Palestina, lo ha fatto a Pisa e a Firenze: gravissimo che le forze dell’ordine abbiano aggredito degli studenti che, pur proponendo un corteo non autorizzato, manifestavano PACIFICAMENTE. Nel frattempo sono stati aspri gli scontri a Milano ed in altre piazze, a dimostrazione che a questo governo non piace la libertà di pensiero (per la cronaca, ormai nota, Piantedosi, attuale ministro della Giustizia, come questore di Roma ha permesso ai neofascisti l’assalto alla sede della CGIL Nazionale il 9 ottobre 2021);

– fatto passare in prima lettura un ddl (924bis del 2023: Revisione della disciplina in materia di valutazione del comportamento delle studentesse e degli studenti) con il quale si dà un giro di vite alla valutazione del comportamento degli alunni verso derive repressive e si reintroduce il voto sintetico nella scuola primaria, cancellando con poche righe una discussione pedagogica feconda e proficua sulla valutazione che in questi ultimi 4 anni sta producendo maggiore consapevolezza ed autoconsapevolezza nelle scuole sulla funzione della valutazione stessa e sulla sua importanza quando chiara, trasparente, condivisa;

auspicato la bocciatura in tronco degli studenti del Liceo Severi che hanno danneggiato i locali durante l’occupazione (che sia chiaro: vanno individuati i responsabili e devono pagare per gli atti vandalici, ma la soluzione educativa NON può essere la bocciatura);

minacciato di costituirsi come parte civile contro uno studente di un centro di formazione professionale che ha aggredito la sua insegnante di sostegno (anche qui: lo Stato non ha offerto il giusto intervento, si punisce il singolo studente);

– come conseguenza della violenza a scuola, propone un DDL che mira ad inasprire le pene auspicando come risposta l’incarceramento! (per la cronaca: mai come quest’anno la media di minorenni nelle carceri è così alta)

– sempre per la cronaca, si chiama 924bis perché si sdoppia dal 924 col quale si istituisce la filiera tecnico-professionale che altro non è se non un tentativo di subordinare la scuola al mercato del lavoro, ovvero comprimere il perimetro del diritto allo studio, trasformandolo in avviamento al lavoro, secondo la logica di base della Riforma Gentile alla quale questo Ministro sembra tanto ispirarsi;

propone la formazione di classi differenziate per introdurre gli “alunni diversi” nella “scuola normale”: quest’ultima affermazione, tipica di uno Stato povero di idee, incapace di ascoltare, impaurito dal diverso, propone una secessione della didattica anacronistica, ma anche incostituzionale perché la scuola italiana include. Anche qui con poche righe si vogliono cancellare decenni di pedagogia democratica che mostrano, dati alla mano, l’efficacia di un sistema inclusivo come il nostro, quasi un unicum nel panorama europeo [ma ci tornerò con dovizia di particolari].

Siamo di fronte ad una torsione e ad una regressione autoritaria dello Stato che pensa alla Scuola come luogo di indottrinamento e non di educazione: c’è una deriva antidemocratica neanche tanto velata, che si ammanta di parole come “merito”, “talento”, “orientamento”, ma che in realtà propone modelli sempre più classisti, classificatori e divisivi.

Lo Stato dovrebbe permettere a tutti i cittadini di superare gli ostacoli, non dovrebbe usare gli ostacoli per tracciare solchi.

Di fronte a tutto questo mettiamo in campo una ferma resistenza democratica ispirata dai principi della nostra Costituzione, che non va cambiata, ma attuata: parliamone senza remore, spieghiamo che l’ascolto serve a trovare soluzioni condivise e soprattutto recuperiamo lo spirito di solidarietà che ha contraddistinto l’Italia post-bellica.

La democrazia è l’unico argine ai totalitarismi ed agli autoritarismi.


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