Sinistra! Un manifesto, di Aldo Schiavone [Einaudi 2023]

Aldo Schiavone propone un'analisi convincente per un rinnovamento della sinistra, capace di fare i conti col suo passato

Sono diversi gli spunti che giustificano, semmai ce ne fosse bisogno, la lettura del libro di Aldo Schiavone, Sinistra! Un manifesto, pubblicato da Einaudi nel gennaio 2023. Provo a metterne insieme qualcuno, quindi a trarne una considerazione di massima.

L’assunto di fondo è che la destra attualmente al governo in Italia, ma anche in Europa, non abbia la struttura politica adeguata per garantire un vero cambiamento politico rispondendo al malcontento del suo stesso elettorato. Fondare l’idea politica del governo del cambiamento su vaghi valori ideologici come “nazione, famiglia, patria”, quella “pappa omogeneizzata che si può mantenere nel modo più utile” (definizione di Furio Jesi in un’intervista oggi pubblicata in Cultura di destra, Nottetempo 2011), non fornisce risposte alla nuova società del XXI secolo, una società sempre più distante dalla politica, divisa dal mondo del lavoro, individualista, ma soprattutto lacerata, consapevolmente ed inconsapevolmente, da un’accelerazione dei processi di produzione, accelerazione dettata dal progresso tecnologico che ha modificato il lavoro e quindi la vita.

Se la destra non è strutturata ad analizzare e leggere i mutamenti sociali ed economici, e rifugge in concetti astratti come elementi apparentemente unificanti e consolatori, che però all’atto pratico non hanno nulla di determinante e concreto, un peccato forte della sinistra è stato in questi anni di aver cercato una risposta secondo schemi di ragionamento inattuabili oggi, focalizzati sulla contrapposizione capitale-lavoro che, in tempi di progresso tecnologico e soprattutto di transizione tecnologica, non sono più rispondenti alla lotta di classe. C’è quasi da chiedersi se è ancora sensata

Proprio l’inesistenza di una vera e costruttiva critica della politica di sinistra, da parte della sinistra stessa, è lo scoglio da superare

Aldo Schiavone, Sinistra!

In questo senso è chiara già dalla sintesi di copertina la strada:
Al pensiero progressista serve una rottura radicale. Con al centro una nuova idea di eguaglianza – svincolata dalle rovine del socialismo – e la visione di un mondo globale guidato non solo dalla tecnica e dai mercati, ma da un modello universale di cittadinanza oltre la cornice degli Stati.

Il concetto di eguaglianza, sviluppato in un altro libro da Schiavone (Eguaglianza. Una nuova visione sul filo della storia, Einaudi 2019), è al centro della nuova visione della politica: “l’eguaglianza non è da legare agli individui (che sono intrinsecamente diseguali, e tali devono restare), ma ai grandi blocchi di beni comuni – materiali e immateriali – che sempre di più determinano le nostre vite: l’ambiente, la salute, l’informazione, le basi biologiche della specie (questo sarà il grande tema di domani, di cui nessuno parla), la gestione delle fonti energetiche (il termonucleare, per esempio): quando l’umano si accosta a questi oggetti deve diventare eguale; non esistono più gli individui, ma il comune umano da proteggere. Per il resto, viva il diseguale. Sto semplificando, evidentemente, ma il concetto è questo.” (intervista ad Aldo Schiavone su Huffington Post del 20 febbraio 2023, di cui mi permetto di consigliare vivamente la lettura come corollario esegetico al libro).

Per fare questo è necessaria una risposta che venga da laboratori di confronto animati da soggetti politici come i partiti, come un partito di sinistra che proponga discussioni ed elabori politiche su queste idee.

Qual è allora il nuovo paradigma? – “Il punto di partenza non è più capitale-lavoro, per come si è manifestato, modificandosi, in diverse epoche storiche. Ma questo: l’organizzazione tecno-capitalistica contemporanea mette nelle mani di gruppi sempre più ristretti, svincolati dalla politica e dalla democrazia, decisioni (non solo economiche) che si riflettono sulla vita di masse sempre più grandi. Decisioni private e vite di interi popoli. Questo dovrebbe essere l’asse di ogni discorso critico.” (sempre Aldo Schiavone dall’intervista su Huffington Post)

Il vuoto di idee che ha perneato la sinistra in questi anni, in particolar modo l’attuale Partito Democratico (PD), è stato letale: ci si è affannati più a tentare di cambiare nome al soggetto che a costruire un programma davvero progressista che investa l’Europa, facendo leva sugli errori di ieri (sottovalutare l’impatto positivo della tecnologia sulla vita sociale) per proporre proposte per il domani.
Il progetto deve investire l’Europa intera, sovvertendo le strambe idee di nazionalismo e sovranismo, per definire un soggetto politico che non si occupi di politica finalizzandola al mercato, ma si interroghi proprio sul comune umano. Oggi la UE non è questo.

La mia considerazione, dopo la lettura del libro e soprattutto dell’intervista, è che l’analisi di Schiavone di una sinistra colpevole di essere stata incapace di leggere i cambiamenti perché ancorata ad una autodifesa del proprio status, è totalmente condivisibile: un partito di sinistra deve riprendersi l’egemonia culturale e farsi portatore di un’analisi critica senza sconti anche del suo operato per potersi riprendere la scena della discussione sociale e politica e proporre cambiamenti che nascano da una discussione collettiva. L’esatto contrario di quello che fa la destra: non si devono lanciare proclami, non si devono lanciare slogan, si deve creare coscienza ed autocoscienza di classe (termine ancora oggi valido) per alzare il conflitto e sovvertire il sistema.
Il libro mi sembra mancare di incisività nella pars costruens, obiettivamente troppo vaga, perché se è vero che la struttura “partito” inteso come “laboratorio di idee” è l’unica che può salvare la politica, è altrettanto inverosimile pensare oggi ad una rivoluzione trans-nazionale che punti tutto su una visione europea. Può essere un obiettivo a lungo, lunghissimo termine, considerando anche le varie anime che popolano la sinistra in Europa e nel mondo, esito di processi sociali, umani e politici diversi in contesti diversi.


Massimiliano
Massimiliano
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