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L’insegnamento è un lavoro a forte stress correlato: lo dicono anche i giapponesi!

Il lavoro (sostenibile) e l’istruzione sono i due pilastri su cui si basa il benessere delle democrazie e della civiltà. Su questi punti non intendiamo fare sconti a nessuno

Nell’ultimo numero di Internazionale c’è un trafiletto dedicato alle questioni giapponesi, in particolare allo stato di salute degli insegnanti del Sol Levante.

Questa la notizia:

Nel 2021 un numero inedito di insegnanti della scuola pubblica ha lasciato il lavoro per motivi legati alla salute mentale, scrive il Japan Times. Lo rivela un rapporto del ministero dell’istruzione, secondo cui 953 insegnanti si sono licenziati, 171 in più rispetto al 2018. Uno dei fattori principali è il numero eccessivo di ore di lavoro. L’aumento del carico di lavoro e il conseguente allungamento dell’orario stanno facendo diminuire le persone che scelgono l’insegnamento. Per far fronte alla carenza di insegnanti, il ministero sta considerando la possibilità di migliorare le loro condizioni di lavoro e affiancargli più assistenti. (fonte: Internazionale del 18 agosto 2023)

In realtà i campanelli d’allarme c’erano già, come si può leggere da un’altra notizia del Corriere della Sera del 22 maggio 2022, tanto che secondo una ricerca condotta da una università giapponese “su un campione di 924 docenti di età compresa tra i 20 e i 50 anni, il 74,4% degli insegnanti giapponesi di scuola media inferiore svolge oltre 80 ore di straordinario al mese, soglia indicata dal ministero della Salute come potenzialmente fatale.” Risultato: 3 insegnanti su 4 a rischio di vita per superlavoro (karoshi “suicidio per eccesso di lavoro”, triste fenomeno sociale tipico del Paese del Sol Levante).

Condizioni disumane, per luoghi di lavoro in cui non esiste alcuna tutela sindacale (Il Giappone non è un paese per sindacati, tratta del mondo dell’animazione, ma pare sia cosa abbastanza diffusa! purtroppo).

Ma c’è un altro gravoso poblema che affligge il mondo intero e sul quale si sta ragionando a vario titolo: dimunisce da anni nel mondo l’attrattività del lavoro come insegnante (vedi il rapporto OIL – Organizzazione Internazionale del Lavoro dello scorso 5 ottobre 2022).

Certamente le motivazioni sono diverse, ma possono essere così riassunte:
– salari insoddisfacenti
– carichi di lavoro
Di fatto è quello che si registra anche nel recente rapporto Eurydice “Teachers in Europe: Careers, Development and Wellbeing“.
(si veda anche il più recente Stipendi e indennità di insegnanti e capi di istituto in Europa: schede informative nazionali in formato open data, sempre a cura di Eurydice).

Come si legge nel Rapporto Eurydice, «Il benessere può riguardare diversi aspetti della professione docente: il carico di lavoro, gli ambienti di lavoro, le condizioni di servizio, il senso di sicurezza, il sostegno dei propri pari e delle istituzioni, gli aspetti relazionali con gli studenti, i genitori, i colleghi e gli altri soggetti coinvolti nella scuola e, naturalmente, l’apprezzamento della comunità nel senso più ampio del termine. Se questi aspetti sono fonti di esperienze negative, gli insegnanti possono trovarsi in uno stato di esaurimento fisico ed emotivo, stress e burnout, e la loro salute mentale e fisica può risentirne»

Non basta pensare che mal comune, mezzo gaudio, perché il lavoro (sostenibile) e l’istruzione sono i due pilastri su cui si basa il benessere delle democrazie e della civiltà. E questi dovrebbero essere due princìpi saldi per ogni politica che ha responsabilità sullo stato di salute dei suoi cittadini.

Questi sono alcuni degli aspetti della professionalità (e non missione! e non vocazione!) docenti sui quali da anni stiamo conducendo delle vere e proprie battaglie, politiche, sociali ed economiche, e sui quali non intendiamo fare sconti a nessuno!

p.s. Nella Scuola Giapponese di Milano l’azione del sindacato, nello specifico della FLC CGIL, ha portato a regolamentare le ore di lavoro (portate a 38! elemento non secondario e scontato per il mercato del lavoro giapponese) e migliorare le condizioni lavorative stesse delle insegnanti: segno che quando il sindacato c’è, e fa il sindacato!, i risultati si ottengono.

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