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L’impatto del dimensionamento in Lombardia? scuola extralarge

La dispersione scolastica e la povertà educativa si combattono radicando la presenza della Scuola sul territorio, investendo sul tempo scuola, non facendo cassa.

Di recente Regione Lombardia ha reso noto il piano di dimensionamento scolastico per l’a.s. 2024-25: poche le autonomie soppresse, ma molti dubbi sulle scelte degli ultimi anni.

Il piano di dimensionamento, che discende dall’attuazione del PNRR, prevede la soppressione in Italia di almeno 700 istituzioni scolastiche, corrispondenti in prima battuta ad altrettanti posti di dirigente scolastico (Ds) e direttore dei servizi generali ed amministrativi (Dsga).

La realtà è ben differente. Ma proviamo a fare chiarezza:
– intanto non si tratta di eliminare fisicamente delle scuole o dei plessi scolastici, ma ridurre il numero di sedi amministrative (punti di costo per i Ds e Dsga). Vuol dire che i plessi resteranno sempre lì, ma saranno gestiti da un’altra o da altre scuole che vedranno aumentare il loro numero di plessi e dunque di complessità. Questo significa ancora che non aumenteranno docenti e personale non docente (amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici, personale ATA), dato che l’elemento determinante per definire l’organico è il numero degli alunni. In sostanza potrebbero esserci più docenti su più scuole, rimanendo invariata la disposizione risalente al ministero della Gelmini per cui i docenti non possono avere ore a disposizione, ma devono sempre completare il loro orario, anche su scuole differenti. (tecnicamente si dice che aumentano le COE, le cattedre orario esterne). Stessa sorte per il personale ATA. Dunque viene meno fisicamente il primo presidio dello Stato sul territorio, la sede amministrativa di una scuola, e si indebolisce il rapporto fra dirigente scolastico e famiglie. Ma ci torno fra poco.
aumentano le scuole sovradimensionate per numero di alunni e per numero di plessi. In Lombardia restano infatti 151 scuole sottodimensionate (con meno di 600 alunni), ma è anche vero che circa il 40% dei plessi si trovano in comuni montani, per i quali si fanno delle deroghe; solo il 30% delle scuole è dimensionata secondo criteri di “normalità” (fra 600 e 1000 alunni). Il resto delle scuole (60%) avrà più di 1.000 alunni, con punte di oltre 2.000 alunni (2.466 per una scuola superiore del mantovano, ma non scherzano diverse scuole del bresciano e della bergamasca). Consideriamo che queste scuole gestiscono rapporti non solo con 2.000 alunni, ma con 2.000 famiglie, quasi 6.000 persone. Praticamente sono dei piccoli comuni, anzi in molti casi sono anche più grandi di piccoli comuni, ma hanno ancora meno risorse, umane ed economiche.
E ci saranno scuole con 18, 19, 20 plessi (nel pavese, nella bergamasca e nel bresciano).

Le domande ed i dubbi qui si moltiplicano.
Quale qualità del lavoro [dai collaboratori scolastici ai dirigenti], dell’apprendimento, della vita scolastica, della cura delle relazioni [e la scuola è fatta di relazioni, prima che di voti], quale discussione progettuale può esserci in queste istituzioni scolastiche extra-large (definizione di Sara Bernacchia nel titolo di un articolo con una mia intervista dell’11 dicembre su La Repubblica Milano)?

repubblica 11 dicembre


Un dirigente scolastico per poter visitare tutti i plessi almeno una volta al mese potrebbe aver bisogno di 20 giorni! Quali speranze potrà avere un genitore per poter incontrare il Dirigente scolastico?
Quale personalizzazione dei progetti educativi se ci saranno docenti a scavalco su plessi e scuole differenti?
Non solo è un attacco al diritto allo studio, ma anche un attacco alla democrazia sui luoghi di lavoro: in una scuola con 2.000 alunni ci sono circa 200-250 docenti; se ognuno volesse parlare per un minuto in un collegio docenti servirebbero quasi 4 ore per ogni punto all’ordine del giorno!

Ci si chiede se questa è l’idea di scuola efficiente ed efficace che vogliono far passare nella narrazione quotidiana o se questa è l’ennesima operazione di tagli che conferma come la scuola, la conoscenza, sia un punto di costo e non un vero investimento strategico. La dispersione scolastica e la povertà educativa si combattono radicando la presenza della Scuola sul territorio, investendo sul tempo scuola, non facendo cassa.

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