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La secessione didattica e le classi differenziali

Dopo la secessione dei ricchi (autonomia differenziata), Valditara vara la secessione didattica, ovvero classi differenziali per gli alunni stranieri. L’inclusione nasce a scuola.

Ha fatto scalpore la dichiarazione di qualche giorno fa del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che, per lanciare il suo libro su La Scuola dei talenti (Piemme, 2024) e per strizzare l’occhio all’elettorato leghista, si è dichiarato favorevole alla istituzione di classi differenziali per accogliere gli studenti stranieri.

Non è una boutade legata ad un particolare fatto di cronaca, ma un disegno ideologico che, ispirato dalla più retriva ala reazionaria (Ernesto Galli della Loggia docet, Luca Ricolfi segue a ruota), oltre a ritenere che il ‘68 e la sinistra siano stati i momenti di caduta della qualità e del merito nella scuola, ritiene anche che “i talenti” vadano coltivati con maggiore rigore, lasciando cadere i meno meritevoli.

Un’idea peraltro sbagliata nei presupposti e che, a sua volta, presuppone poca fiducia nelle professionalità che operano in campo scolastico: «Ogni scuola dovrebbe verificare all’atto di iscrizione le competenze dei ragazzi immigrati – ha detto il ministro -. Dopodiché dovremmo lasciare alle scuole la scelta fra l’inserimento tout court nelle classi esistenti o, se ci sono dei deficit molto rilevanti, il ragazzo straniero viene inserito in una determinata classe, tuttavia le lezioni di italiano e matematica le frequenta in una classe di accompagnamento»

Ma come pensa che si operi oggi l’inserimento degli alunni stranieri nelle scuole?
A caso?

Il Ministro, che loda tanto gli insegnanti e li considera a parole come dei perseguitati da difendere anche nella loro sicurezza, ne minimizza la professionalità mortificando il ruolo del Collegio dei Docenti e dei Consigli di Classe che invece elaborano, in un Paese con alte percentuali di alunni stranieri, tutte le strategie più opportune ed efficaci per il loro inserimento nella vita sociale della scuola.

Soprattutto il Ministro mette in discussione il modello inclusivo della scuola italiana, affermato nella Costituzione, per propinare una secessione didattica senza fondamenti pedagogici e, peggio ancora, senza corrispondenza reale di efficacia, come dimostrano i dati in nostro possesso.

Basterebbe richiamare un fatto: ricordando il modello francese e tedesco, Valditara dimentica che proprio questi modelli scolastici, fautori peraltro di politiche spinte sul sistema duale, che vorrebbe mettere in campo con la filiera tecnico-professionale, ottengono i peggiori risultati in termini di prestazioni OCSE-Pisa (la Germania addirittura -21 punti rispetto alla rilevazione precedente).

Il Ministro Valditara, insomma, per puro spirito ideologico, vuole restaurare un sistema scolastico selettivo e premiante che la discussione pedagogica ha condannato ormai, dopo le esperienze di Mario Lodi, don Milani e Danilo Dolci. Un sistema che fa dell’apprendimento fra pari uno strumento di efficacia e di democrazia, un sistema che si fonda sullo scambio di conoscenze e competenze, sulla solidarietà, sulla partecipazione sociale attiva nelle dinamiche relazionali della Scuola la sua base più forte.

L’inclusione nasce a scuola, nel primo presidio di uno stato democratico.


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