Contrasto al lavoro povero e rappresentatività: obiettivi per rilanciare la lotta sociale

Dal confronto fra partiti e governo dell’11 agosto emerge la proposta di rimandare tutta la questione sul salario minimo al CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), dove tutte le parti sono rappresentate.

L’idea potrebbe essere buona se non che:
1) il CNEL è presieduto da Renato Brunetta, protagonista delle peggiori riforme sul lavoro pubblico;
2) il CNEL può produrre al più linee di indirizzo, giacché la Costituzione (art.59) istituisce il CNEL come Organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge e gli conferisce il potere di iniziativa legislativa, unitamente alla facoltà di contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale nel rispetto dei principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge. Dunque alla fine serve un atto normativo del Parlamento;
3) le nomine dei membri, sessantaquattro, del CNEL è definita da decreto del Consiglio dei Ministri. L’ultimo decreto (N. 0012570 – P- 27/04/23) ha stabilito che la composizione ha riservato per il quinquennio 2023/2028 6 seggi alla CGIL, 5 alla CISL 5, 2 a UIL e CONFSAL, 1 a UGL, CISAL, CONFINTESA e USB. Con quali criteri?

Ecco allora i due vulnus sui quali è necessario continuare a lottare.
1- il salario minimo va definito per legge in modo che sia esigibile ovunque. Non è sensato lasciarlo esclusivamente alle contrattazioni, perché deve essere un elemento di unione dell’intero mondo del lavoro. Né sussiste il pericolo che sia depotenziata la contrattazione collettiva, nazionale ed integrativa: costituisce infatti il punto di partenza sotto il quale non è lecito contrattare. Questo permette di evitare contrattazioni al ribasso.
Ovviamente il salario è solo un elemento della contrattazione, perché l’idea, che la CGIL ha lanciato anni fa con la Carta dei Diritti Universali del Lavoro, è individuare ed estendere in modo trasversale a tutto il lavoro, dipendente, subordinato e parasubordinato, alcuni diritti ed alcune tutele universali che invece oggi non sono garantiti da tutti i contratti.
Va da sé che in questa prospettiva non trova posto l’idea, rilanciata da questo governo, di potenziare la somministrazione di lavoro per vaucher!
2- è necessaria, urgente, impellente una legge sulla rappresentatività dei sindacati nei tavoli di contrattazione e nei tavoli istituzionali, in modo da poter ridurre ed eliminare centinaia di contratti sottoscritti solo per opportunismo corporativo. L’apertura nei confronti con la Presidenza del Consiglio ad un sindacato ampiamente minoritario come UGL è un chiaro segnale della barbarie ideologica di questo partito (poi, perché UGL, si capisce!). Bisogna definire invece regole condivise di certificazione della rappresentatività anche nel mondo del lavoro privato, in modo che non prevalgano spinte clientelari e ci sia una visione rappresentativa quanto più aderente alla realtà dei posti di lavoro. Si tratta di un atto di trasparenza e di democrazia che non può essere ulteriormente rinviato.

Su questi due fronti (lavoro dignitoso e rappresentatività/rappresentanza) non si può arretrare di un passo se l’obiettivo finale è fornire al nostro Paese una svolta progressista di civiltà.

–> il punto su Collettiva


Lascia un commento