Ci risiamo: le scuole come parcheggio estivo. Ma lo Stato dov’è?

aule vuote

Dopo le brillanti idee dei Piani Estate del governo Draghi, ministro Patrizio Bianchi, ecco che anche il governo Meloni, ministro Giuseppe Valditara, ci riprova con la proposta oscena (e poi spiego perché) dell’apertura delle scuole d’estate per dare un supporto alle famiglie che lavorano!

La proposta è oscena perché riduce la scuola ad un parcheggio estivo, che rischia peraltro di essere lottizzato al terzo settore, camuffando l’operazione come necessaria per ostacolare la denatalità e la dispersione scolastica.

Sul primo punto, viene da sorridere se non fosse un ministro a proporla; il secondo invece è inopportuno: parafrasando un noto film di Pif, la dispersione scolastica uccide solo d’estate?

Si pensa di creare un’isola accogliente per fare laboratori, far crescere le competenze, fare orientamento … d’estate!
Evidentemente il ministro non conosce bene il lavoro che le scuole svolgono, spesso in emergenze per mancanze di programmazione e di investimento di risorse da parte del ministero, durante tutto l’anno: l’estate è anche l’unico momento in cui gli insegnanti possono fruire delle ferie (chiusura dell’anno scolastico e sospensione delle lezioni). Eppure si sta dicendo che si deve pensare a recuperare la dispersione scolastica proprio d’estate.

Quando invece durante l’anno si deve far fronte ad un taglio delle autonomie scolastiche e, conseguentemente, del personale scolastico.
Come in una rinnovata versione della favola della cicala e della formica: d’inverno si risparmia, d’estate si investe.
Qui risiede l’oscenità della programmazione ministeriale e del governo, incapaci di capire cos’è il tempo scuola: didattica, formazione, socializzazione. Perché poi questa scuola estiva non interesserà tutti, ma solo i bambini ed i ragazzi che non potranno andare in ferie con i loro genitori.
Se il tema è quello di rivedere il calendario scolastico, d’accordo con le regioni (che non saranno affatto d’accordo, dal momento che l’estate è un periodo di espansione turistica e del terziario), allora bisogna mettersi a tavolino e parlarne in modo serio e non propagandistico. Perché deve esserci dietro un progetto didattico e non una finalità capitalistica e assenzialistica (mutuo il termine da un altro ministro di questo governo, Musumeci, che in uno dei tanti cortocircuiti estivi è intervenuto di recente sostenendo proprio che il salario minimo sia assistenzialismo!)
Se invece il tema è sopperire alle mancanze dello Stato e degli enti locali incapaci di garantire servizi adeguati di supporto alle famiglie in difficoltà, senza scaricare impropriamente tutto sulla scuola, che non è un ente assistenziale ma un luogo di educazione e formazione, dove si fa didattica e pedagogia, allora è l’ennesimo spot schizofrenico di un Paese che da anni non ha ancora messo a fuoco la vera idea e funzione, sociale e civica, della scuola. Ovvero vuole fare della scuola l’anticamera del mondo del lavoro, asservita alle logiche di mercato.

Sulla Scuola si deve investire tutto l’anno, non soltanto d’estate.

–> leggi anche la risposta di Maurizio Landini proprio sul Sole24ore

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