Boicottare le università israeliane non è la soluzione

Piuttosto che censurare ed allontanare ricercatori ed atenei israeliani, ma anche artisti, scrittori ed atleti, è importante rafforzare il dialogo ed isolare gli estremismi criminali.

ricerca universitaria

Molti studenti, molti ricercatori e docenti universitari hanno promosso, in questi giorni, delle iniziative per boicottare gli accordi di partenariato fra le università italiane e quelle israeliane: ci sono stati momenti molto tesi in alcuni atenei, tanto che in alcuni casi è dovuta intervenire anche la Ministra Bernini (esiste!).

Vedi quanto riportato da Il Manifesto, Il Corriere della Sera, da Ansa, da Avvenire e da Moke

L’ambiente accademico è diviso, ma non nascondo un certo imbarazzo, lo stesso provato quando si è parlato di boicottaggio degli atleti russi (cosa avvenuta: in nessuna competizione sportiva partecipano con i colori della bandiera Russa) o degli scrittori russi (cosa impossibile! si veda il tentativo, fortunatamente naufragato, di bloccare le lezioni di Paolo Nori alla Bicocca su Dostoevskij) dall’inizio del conflitto in Ucraìna.

Non solo essere un russo in vita è una colpa oggi in Italia. – ha detto, riferendosi in particolare alla vicenda del fotografo Alexander Gronsky, costretto a rinunciare al Festival della Fotografia Europea a Reggio-Emilia e incarcerato 12 ore a Mosca, per aver preso parte a una manifestazione contro la guerra – Ma anche essere un russo morto, che quando era vivo nel 1849 fu condannato a morte perché aveva letto una cosa proibita, lo è
Che un’università italiana censuri un corso su un autore come Dostoevskij è una cosa da non credere

(Paolo Nori)

Ritengo infatti profondamente ingiusto, nei confronti dell’umanità e della cultura, censurare e boicottare un autore o una cultura plurisecolare soltanto perché oggi dei pazzi, come lo sono i sionisti o come lo sono i sostenitori di Putin, non dunque tutti gli ebrei o tutti i russi, commettono atti criminali.
Dovremmo allora pensare di voler boicottare e censurare tutti i tedeschi perché ci sono stati i nazisti o tutti gli italiani perché ci sono stati i fascisti: vanno bloccati, combattuti e respinti tutti gli atteggiamenti sionisti, sovranisti, nazisti, non interi popoli.

Diverso il discorso se si vuole boicottare un atleta, uno scrittore o un ricercatore che fa spudoratamente propaganda o sostiene apertamente un pensiero deviato di supremazia, di sovranismo, di genocidio, di discriminazione razziale e religiosa: ci sono atleti, scrittori, ricercatori dissidenti che già stanno pagando il loro pensiero differente. E comunque dal confronto soltanto può nascere la pace.

Sono contraria al boicottaggio accademico d’Israele. Le collaborazioni tra università, tra comunità di scienziati, tra studenti sono importanti. Sono un’occasione di incontro e dialogo per capire diversi approcci. Se si vuole costruire un futuro più pacifico, la strada non è il boicottaggio

(Susanna Terracini, Università di Torino)

Piuttosto bisognerebbe verificare con maggior rigore gli obiettivi di alcuni progetti di ricerca, rimettere in discussione tutta l’attività scientifica vòlta a studiare innovazioni tecnologiche finalizzate ad arricchire l’industria bellica, a prescindere dal “colore” della committenza. Sarebbe, cioè, necessario un codice etico che però viaggia su una linea sottile e pericolosa sul limite della libertà di insegnamento e di ricerca.

Colpire un singolo per punire un intero popolo è un’operazione banalizzante e superficiale che risponde ad una altrettanto pericolosa propaganda che nulla ha a che vedere con l’azione di un singolo atleta, scrittore, studioso e/o ricercatore o di un ateneo, che magari dissente dal progetto del suo stesso ‘capo di governo’. Partendo dalla differenza fra antisemitismo e antisionismo.

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