Allarme docenti no-vax per nascondere le consuete inefficienze

In campagna elettorale possiamo permetterci di dimenticare quello che non è stato fatto e lanciare pericolosi allarmismi. Continua la manipolazione dei fatti.

La rassegna stampa di ieri, e di ieri l’altro, al capitolo “scuola” vedeva campeggiare titoli assurdi e fuori luogo in un Paese normale.

Vediamo alcuni titoli allarmanti ed allarmistici:
Corriere della Sera: I prof no vax ritornano in classe. Il nuovo anno riparte senza obblighi
il Giornale: I prof No Vax tornano in classe. Stop a “bolle” e turni in mensa
il Fatto Quotidiano: Il Miur rimette in cattedra i docenti no vax.
il Messaggero: Il ritorno dei prof No vax. “I genitori protesteranno”
Libero: Prof e maestri no vax ritornano in cattedra
Avvenire: Tornano in classe i docenti No-vax.

Torniamo indietro: nel periodo dell’obbligo vaccinale per il personale scolastico (anche non docente) dal 15 dicembre 2021 al 15 giugno 2022, il personale non vaccinato è stato prima sospeso senza retribuzione se non in regola (molti hanno scelto l’astensione obbligatoria non retribuita), successivamente al 31 marzo reintegrato a scuola senza però poter andare in aula o comunque a contatto con gli alunni.
Ora, a prescidere dal fatto che la percentuale di docenti non vaccinati è minima (parliamo di 3-4.000 docenti su 800mila), così come è bassissima la percentuale in generale del personale scolastico non vaccinato [lo stesso può dirsi degli studenti?], non esistendo più l’obbligo di vaccinazione per il personale scolastico è del tutto fisiologico che il personale ritorni a lavorare nel pieno delle proprie funzioni e della propria professionalità.
Non è sano lanciare degli allarmi quando non ci sono i presupposti (l’allarme lanciato da il Messaggero a caratteri cubitali e virgolettato è infatti una supposizione, non trova riscontri reali), perché si continua a seminare quel clima di odio e discriminazione che mina i diritti dei singoli e fa il buon gioco dei malpancisti, ovvero di ogni tipo di becero e ignorante populismo.
Del resto non mi pare che nessuno si scandalizzi (neanche i giornali ed i giornalisti più ortodossi) entrando in un supermercato, in un cinema, in un ristorante senza mascherina, senza controllo della temperatura, senza nessun altro di verifica.
Eppure vediamo, per fortuna, che i luoghi di aggregazione hanno ripreso la loro vita di prima, dimenticandosi delle precauzioni adottate fino al 31 marzo: nessuno di fatto protesta, s’indigna o grida allo scandalo quando in fila alla cassa ha solo pochi centimetri che lo dividono da un altro cliente.

Bisognerebbe essere invece molto preoccupati per quanto non è stato fatto in questi mesi per preparare il rientro a scuola. Infatti:
– dal 1° settembre non ci sarà l’obbligo della mascherina
– dal 1° settembre non ci sarà l’obbligo del distanziamento sociale
gli aeratori sono una possibilità, ma non un obbligo (certo, mettere tutto a norma prevedeva investimenti che non sono stati fatti: tutto dirottato sulle aule 4.0!)
– il monitoraggio dei contagi non è più previsto
– non sono previsti piani eccezionali e straordinari per i trasporti pubblici nelle ore coincidenti con l’inizio e la fine delle lezioni
le classi non saranno sdoppiate perché non sono stati fatti investimenti in locali o in risorse umane (organico del personale scolastico).

Ad essere preoccupati sono i dirigenti scolastici e il personale scolastico tutto che sanno che nel cassetto è già pronta la panacea della didattica a distanza e delle turnazioni forzate, che già vedono un avvio di anno scolastico in pieno caos ed emergenze per l’assenza di personale e temono anche assenza di indicazioni chiare in caso di eventuale ripresa dei contagi (oggi sono sotto i 20mila, e non è poco).

Per inciso: andiamo incontro ad una crisi energetica che potrebbe prevedere il razionamento delle risorse di gas: vogliamo scommettere su chi sarà maggiornamente colpito, se le fabbriche o le scuole (vedi riduzione delle lezioni per risparmiare sul riscaldamento?)

A dimostrazione che la storia non insegna proprio nulla.

Ma siamo in campagna elettorale, quindi possiamo permettercelo.


Massimiliano
Massimiliano
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