Le ragioni dello sciopero del 17 novembre: basta elemosine!

La Conoscenza ha bisogno di investimenti strutturali, certi, che possano permettere una programmazione a lungo respiro su organici, ampliamento dell’offerta formativa contro la dispersione scolastica e per il diritto allo studio ed al lavoro di tutte e tutti, non soltanto di pochi.

Il 17 novembre inizia per la CGIL una seconda fasi di mobilitazione.

La CGIL, insieme alla UIL, ha proclamato uno sciopero generale articolandolo per territori e in alcuni casi (per rispettare la legge 146) per categorie: il 17 novembre, infatti, sciopereranno lavoratrici e lavoratori del comparto della Conoscenza (Scuola, statale e non statale, università, alta formazione professionale e ricerca), insieme al personale del pubblico impiego.

 Non giriamoci troppo intorno: questo sciopero è un atto dovuto e necessario di fronte alle mancanze di questo governo, alla sua inaffidabilità, alla sua indisponibilità al confronto.

 Negli scorsi mesi abbiamo fatto assemblee e manifestazioni, abbiamo ascoltato il personale della Conoscenza, abbiamo chiesto incontri al Governo ed ai Ministeri, rivendicando:

–   un piano strutturale per il reclutamento che valorizzi i precari ed i giovani

–    una maggiore flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, senza penalizzazioni

–   un adeguato ristoro salariale, a fronte della continua perdita di potere d’acquisto degli stipendi dei dipendenti pubblici.

Le nostre richieste non hanno avuto risposte.

Non hanno avuto risposte i precari, anzi il Governo prevede ulteriori tagli alle sedi scolastiche, e quindi all’organico, con buona pace della lotta alla dispersione scolastica.

Non hanno avuto risposte i pensionati, anzi il Governo prevede delle nuove aliquote pensionistiche con una perdita del 20% dell’attuale valore delle pensioni.

Non hanno avuto risposte milioni di lavoratori che chiedono stipendi dignitosi: anziché pensare con la Legge di Bilancio a reperire le risorse per rafforzare il potere d’acquisto degli stipendi del pubblico impiego (l’inflazione per il triennio 2022/24 è calcolata al 18%, in Legge di Bilancio si prevedono aumenti per il 5,8%, con una perdita media di circa 300 euro per lavoratore), il Governo unilateralmente e demagogicamente definisce per decreto un anticipo dell’Indennità di Vacanza Contrattuale per il solo personale di ruolo di circa 900 euro lordi medi.

 Questo Governo, il suo esecutivo, continua ad umiliare ed offendere il lavoro pubblico, proseguendo una chiara politica di impoverimento dei servizi pubblici essenziali (l’istruzione, la ricerca, la sanità …) per consegnarli nelle mani dei privati.

Sciopereremo per ribadire la nostra contrarietà allo smantellamento del sistema della Conoscenza pubblica e democratica come sancita dalla Costituzione.

E sciopereremo anche al fianco degli studenti e delle studentesse a cui si sta negando l’accesso universale al diritto allo studio universitario: la frequenza delle università è diventata un lusso che possono permettersi in pochi. Come sempre, la selezione del merito (concetto degno di un governo povero di idee) è fatta sul censo.

Sciopereremo perché sia garantito il diritto di tutte le studentesse e di tutti gli studenti ad un’istruzione ed una formazione adeguata ad ogni latitudine o longitudine, ovunque siano nati ed ovunque abbiano scelto di vivere: la Conoscenza è un bene universale che non può dipendere da politiche a geografia variabile, come vorrebbe il disegno di legge sull’autonomia differenziata.

La Conoscenza ha bisogno di investimenti strutturali, certi, che possano permettere una programmazione a lungo respiro su organici, ampliamento dell’offerta formativa contro la dispersione scolastica e per il diritto allo studio ed al lavoro di tutte e tutti, non soltanto di pochi.

La Conoscenza è l’unico strumento determinante per una reale uguaglianza civile e sociale, non può essere un titolo di uno spot propagandistico.

La FLC CGIL Lombardia invita tutte le lavoratrici ed i lavoratori dei settori della Conoscenza, pubblici e privati, dalle Scuola, all’Università, agli Enti di Ricerca, agli Enti di Formazione, ai Conservatori ed alle Accademie, a scioperare il 17 novembre dalle ore 10,00: porteremo la nostra protesta davanti al Palazzo della Regione Lombardia a Milano.

Non finisce qui, perché non ci fermeremo finché non saremo ascoltati.

Un anno di governo della coalizione di destra, fra bugie e propaganda

Un video choc intriso di propaganda e falsità: così Giorgia Meloni festeggia il primo anno di governo.

Comincia con lunedì 23 ottobre il secondo anno di governo della coalizione del destra-centro guidata da Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni presidente del Consiglio.

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Pnrr: un’opportunità che rischiamo di rendere inutile

Manca una visione d’insieme e soprattutto un dialogo con la comunità educante, il cui coinvolgimento è imprescindibile.

Il Pnrr è certamente un’occasione da cogliere, ma oggi è un progetto insostenibile se non si decide di dare priorità alla scuola, non solo nei titoli di un programma elettorale, ma anche nella sostanza delle Leggi di Bilancio e delle altre disposizioni legislative in materia d’istruzione e formazione.

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Le ragioni di uno sciopero

Perché è importante scioperare contro una legge di bilancio ingiusta ed iniqua. Intervista a La Città Futura

Riporto di seguito un’intervista rilasciata alla rivista online La Città futura: provo a spiegare perché è importante aderire agli scioperi territoriali contro questa legge di Bilancio.


Proponiamo una intervista a Massimiliano De Conca, Centro nazionale dipartimento contrattazione e Segretario regionale FLC CGIL Lombardia, a cura di Edoardo Acotto (Fronte Popolare) insegnante di storia e filosofia.

D. Ci ritroviamo dopo un anno a un nuovo sciopero generale, questa volta scaglionato per regioni dal 12 al 16 dicembre. Ancora una volta CGIL e UIL mobilitano le piazze contro una finanziaria che colpisce le lavoratrici e i lavoratori, mentre la CISL rivendica la concertazione con qualunque governo, si tratti di Draghi o Meloni. Quanto è peggiore questa finanziaria, chiaramente di destra, rispetto a quella di Draghi, che l’anno scorso dicevamo nettamente contraria al settore pubblico e in particolare alle necessità della scuola?

Non mi piace fare confronti, ma analizzare i dati per quello che sono. La Legge di Bilancio, in discussione in Parlamento, presenta una manovra povera, a corto respiro e soprattutto iniqua, perché scarica il costo della crisi sul lavoro e non sui profitti.
È iniqua e sbagliata perché aumenta l’importo dei voucher invece di stabilizzare i contratti precari, perché aumenta la soglia per la flat tax fino a 85.000 euro per gli autonomi invece di intervenire su salari e tutele, perché taglia il reddito di cittadinanza invece di investire in buona occupazione, perché promuove un ennesimo condono invece di combattere l’evasione.
Non si avvia una vera riforma del fisco, proporzionale, come dice la nostra Costituzione, e non si supera affatto la Legge Fornero, dal momento che le ipotesi messe in campo pongono moltissimi paletti e soprattutto riguardano un numero limitatissimo di utenti.
Per i settori della Conoscenza, così strategici in campagna elettorale, non c’è nulla, se non l’ennesimo taglio, stavolta ancora più grave perché non riduce solo il numero dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi, ma riduce la presenza delle Scuole sul territorio.
Al contrario abbiamo bisogno di investimenti per organici e per diminuire il numero di alunni per classe: solo aumentando il tempo scuola si può combattere seriamente e strutturalmente la dispersione scolastica e la povertà educativa.
Se proprio vogliamo fare un confronto con la Legge di Bilancio del 2022, ci sono più elementi di continuità culturale che veri segni di inversione di rotta, verso l’affermazione solidaristica di uno stato sociale più utile, giusto ed equo.

D. Per quanto riguarda la scuola, la CISL canta vittoria per il rinnovo della parte economica del contratto nazionale, mentre ancora non sappiamo come sarà la parte normativa, potenzialmente molto negativa. Anche CGIL e UIL hanno firmato, ma possiamo dire che gli arretrati non bastano nemmeno a coprire l’inflazione?

Che i soldi fossero insufficienti a coprire l’inflazione, lo sapevamo. Attenzione però che questa inflazione è cresciuta esponenzialmente dopo l’inizio della guerra in Ucraina, anche grazie e a causa di una bolla speculativa che ha gonfiato il prezzo delle materie prime a fronte di continue rassicurazioni. Ora, il vero problema è che non si sta investendo per trovare risorse alternative, per la transizione ecologica di cui pure abbiamo disperatamente bisogno, ma si sta facendo tirare la cinghia alle lavoratrici ed ai lavoratori. C’è quindi ancora una volta un problema culturale: i settori della Conoscenza, per fortuna e purtroppo, non producono profitti materiali, ma vivono della fiscalità complessiva dello Stato. Finché le logiche saranno quelle di finanziare operazioni militari e non gli stipendi del personale del pubblico impiego, finché si cederà alla narrazione dello statale fannullone e della scuola incapace di leggere la realtà, tutte buffonate propagandistiche che si imbevono di dati usati strumentalmente (Ocse-Pisa fornisce indicatori di valutazioni per un’organizzazione economica, non pedagogica), allora è naturale che al pubblico impiego si lascino le briciole. Dovremmo essere stanchi di cedere alle promesse delle campagne elettorali e valutare (termine quanto mai appropriato) i nostri politici per i risultati delle loro legislature.
Avevamo delle cifre da mettere al sicuro, accantonate con ben tre leggi di bilancio (2019, 2020, 2021) e soprattutto dobbiamo aprire la contrattazione per il triennio 2022-24: abbiamo sottoscritto un’intesa politica col Ministero dell’Istruzione e del Merito per chiudere la contrattazione 2019-21 con ulteriori 100 milioni (una tantum sul 2022) e con l’impegno a reperire ulteriori risorse. Abbiamo inoltre definito un percorso per il rinnovo della parte normativa entro il mese di dicembre 2022/gennaio 2023. L’errore che fanno molti è quello di ritenere questi risultati come scontati, dovuti: purtroppo nulla è scontato, soprattutto quando la controparte è lo Stato e la classe politica.

D. Se dal governo Draghi ci si poteva aspettare, dopo lo sciopero generale, qualche minimo cambiamento alla legge di bilancio, mi pare che questa volta non possiamo farci illusioni. Di fronte a una destra di governo forte non tanto per i suoi numeri quanto per la debolezza delle opposizioni, pensi che l’opposizione sindacale avrà un ruolo importante nei prossimi tempi?

L’opposizione sindacale è necessaria e importante. La CGIL ha mantenuto in questi anni una posizione autonoma ed equidistante dalla politica, coerente con i propri valori, costituzionali ed antifascisti, e la propria missione, di ascolto del mondo del lavoro, di costruzione di un’alternativa sociale a questa deriva neoliberale. Siamo un sindacato propositivo, per questo siamo stati protagonisti di diverse campagne politiche e sociali: l’ultima è quella per la pace che è confluita nella piazza di San Giovanni il 5 novembre scorso; e continueremo a farlo, convinti della nostra equivicinanza alle lavoratrici ed ai lavoratori che noi rappresentiamo.
La nostra forza è nel rapporto continuo con loro, la nostra forza è il mandato che ci danno: non dimentichiamo che se la gente non va a votare perché delusa dalla politica, alle ultime elezioni RSU la risposta è stata ancora una volta importante (70% di partecipazione). Il mandato che ci viene consegnato (nella scuola la FLC CGIL si è confermata il primo sindacato a livello nazionale ed ha raggiunto quasi il 30% delle preferenze) da questa ennesima dimostrazione di costruzione dal basso, per nulla scontata, appunto, ci dà un’enorme responsabilità.
Per questo continuiamo il nostro percorso di mobilitazione, che non termina nella settimana degli scioperi contro la Legge di Bilancio, ma prosegue fin dove sarà necessario: il nostro è un sindacato di dialogo e di mediazione, ma non al ribasso, e quando è necessario mettiamo in campo tutte le armi del conflitto che sono a nostra disposizione, forti del mandato delle lavoratrici e dei lavoratori che in noi riconoscono un punto di riferimento, continuo e costante.
Manca al contrario una cultura politica della concertazione: la nuova classe dirigente politica, dopo le esperienze del brunettismo e del renzismo, ancora non è capace ad ascoltare e costruire ponti, sa solo respingere e costruire muri. Questo non ci fa demordere e non ci fa indietreggiare, per questo continueremo la nostra storia di sindacato di dialogo e di lotta.

12/12/2022 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

Sciopero dei settori della Conoscenza: ecco le motivazioni

Contro una legge di bilancio iniqua che scarica i costi della crisi sui lavoratori, tutelando i ricchi. Per rivendicare maggiori investimenti nei settori della Conoscenza.

CGIL e UIL hanno indetto una settimana di mobilitazione attraverso scioperi generali territoriali contro la legge di bilancio attualmente in discussione in Parlamento.

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Appunti per la Legge di Bilancio 2021: poche cose per la scuola (e pure confuse)

Ci stiamo avviando verso una legge di Bilancio 2021 monca, che sponsorizza operazioni di facciata ma che non affronta in modo sistematico il depauperamento di risorse economiche e professionali che il mondo della Conoscenza, e soprattutto la Scuola, ha subìto negli ultimi 10 anni.

Sarà una legge di Bilancio molto magra per la Scuola.
Non debbono trarre in inganno le promesse di stabilizzazioni (25 mila docenti di sostegno e 1000 assistenti tecnici per le scuole del primo ciclo): infatti si tratta di due provvedimenti che non solo non risolvono i problemi di organico attualmente esistenti, tanto che sono oltre 50mila all’anno i posti autorizzati in deroga (da oramai 5 anni!), ma non consentono neppure di ridurre il numero di alunni per classe favorendo il distanziamento fisico tanto richiesto. Serviva uno sforzo per ampliare innanzitutto gli organici (dal posto comune, agli educatori, agli ATA), con notevoli investimenti anche nelle strutture (aumento dei locali e degli spazi) per ospitare classi meno numerose.

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