PNRR e istruzione, rischio boomerang? Cosa non funziona del piano Scuola 4.0

L’arrivo dei fondi del PNRR rischia di trasformarsi da opportunità in iattura: le scuole sono state ingolfate da una macchina burocratica che le ha trasformate in progettifici, con un aggravio pesante sull’attività ordinaria e soprattutto una scarsissima condivisione sulla necessità di quei progetti

Non è un mistero che sulle politiche scolastiche il PNRR preveda investimenti su STEM (le cosiddette materie scientifiche) e digitalizzazione della didattica, con l’obiettivo di rafforzare le competenze soprattutto nelle materie scientifiche (matematica in primis) e combattere la dispersione scolastica.

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allarme salari bassi: 5,7 mln di lavoratori sotto gli 11 mila euro

Occorre intervenire contestualmente su tutti i fattori che determinano i salari bassi: precarietà, discontinuità, part time involontario, basse qualifiche e gravi ritardi nel rinnovo dei Ccnl

5,7 milioni di dipendenti guadagnano in media meno di 11 mila euro lordi annui, ma la fascia del lavoro a bassa retribuzione è ancora più ampia: vanno infatti aggiunti oltre 2 milioni di dipendenti con salari medi inferiori ai 17 mila euro annui. È quanto rileva uno studio dell’Ufficio Economia dell’Area Politiche per lo Sviluppo della Cgil Nazionale nel quale si analizzano le cause dei bassi salari in Italia a partire dalla discontinuità lavorativa, dal part time e dalla precarietà contrattuale.

Innanzitutto, dal confronto tra le maggiori economie dell’Eurozona (dati Ocse, lavoratore tempo pieno equivalente) emerge come nel 2022 il salario medio in Italia si sia attestato a 31,5 mila euro lordi annui, un livello nettamente più basso rispetto a quelli tedesco (45,5 mila) e francese (41,7 mila). A determinare un minore salario medio in Italia concorrono una maggior quota delle professioni non qualificate, l’alta incidenza del part time involontario (57,9%, la più alta di tutta l’Eurozona) e del lavoro a termine (16,9%) con una forte discontinuità lavorativa. Nel 2022 oltre la metà dei rapporti di lavoro cessati ha avuto una durata fino a 90 giorni. In sostanza, benché in Italia si lavori comparativamente di più in termini orari, i salari medi e la loro quota sul Pil sono notevolmente più bassi.

Nel 2022, il salario medio dei 16.978.425 lavoratori dipendenti del settore privato con almeno una giornata retribuita nell’anno (dati Inps, esclusi agricoli e domestici) si è attestato a 22.839 mila euro lordi annui. Il 59,7% di questa platea ha salari medi inferiori alla media generale, ed è composto da oltre 7,9 mln di dipendenti discontinui e da oltre 2,2 milioni di lavoratori part time per l’anno intero. La differenza tra la media salariale del settore pubblico e quello del settore privato è determinata in buona parte dal minor peso del part-time e della precarietà nei settori pubblici. Inoltre, dallo studio emerge come i lunghi ritardi nel rinnovare i ccnl determinino un’elevata quota percentuale di lavoratori con salari non aggiornati.

Per il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari: “I dati non potrebbero essere più eloquenti. Se passiamo dal lordo al netto, risulta che, nel 2022, 5,7 milioni di lavoratrici e lavoratori hanno guadagnato l’equivalente mensile di 850 euro, altri 2 milioni di dipendenti arrivano ad appena 1200 euro al mese. E la situazione non è certo migliorata nel 2023, anno in cui l’inflazione ha raggiunto il 5,9%, cumulandosi con quella dei due anni precedenti, raggiungendo un totale del 17,3%”.

“Per recuperare il grande divario accumulato con gli altri grandi Paesi europei, occorre – aggiunge Ferrari – intervenire contestualmente su tutti i fattori che determinano i bassi salari: precarietà, discontinuità, part time involontario, basse qualifiche e gravi ritardi nel rinnovo dei Ccnl”.

(dal sito della CGIL)

Il precariato come dispositivo di controllo

Non abbiamo bisogno di continue riforme scolastiche, abbiamo bisogno di essere ascoltati: meno slogan, più concretezza

I dati sul precariato nella Scuola lombarda sono impietosi: quasi il 25% dei posti disponibili in organico di diritto sono coperti con contratti di supplenza, l’organico di sostegno è praticamente raddoppia ed entra negli standard nazionali soltanto grazie alle deroghe, l’offerta formativa professionalizzante è insufficiente rispetto i bisogni reali delle scuole.

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Discorso di fine anno del Presidente della Repubblica: richiamo alla pace ed all’unità nazionale

Mattarella tira le orecchie alle derive xenofobe, sovraniste e divisive della destra: per questo sembra richiamare ad una maggiore partecipazione l’elettorato, perché si responsabilizzi. La Costituzione va difesa, i suoi cardini vanno valorizzati.

Tanti i temi trattati dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel tradizionale discorso di fine anno 2023, e tutti esposti in modo non convenzionale. Anzi, a tratti anche politicamente scorretto.

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L’onda nera avanza trasversalmente: contro i lavoratori, lo sciopero e le manifestazioni

Si sta formando una pericolosa onda nera in più parti del mondo, un’onda che vuole spazzare via diritti e democrazia. Invece di preoccuparsi, mobilitiamoci

Più fatti coincidenti, soprattutto se non direttamente connessi fra di loro, fanno una certezza: un’ondata nera trasversale ai Paesi dei cinque continenti si sta per abbattere su di noi, restringendo tutte le agibilità sociali, civili e democratiche che sono state conquistate con la dura lotta operaia e proletaria dalla seconda metà dell’800 agli anni ’90 del XX secolo. Siamo di fronte ad un pericoloso rigurgito fascista.

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Le ragioni dello sciopero del 17 novembre: basta elemosine!

La Conoscenza ha bisogno di investimenti strutturali, certi, che possano permettere una programmazione a lungo respiro su organici, ampliamento dell’offerta formativa contro la dispersione scolastica e per il diritto allo studio ed al lavoro di tutte e tutti, non soltanto di pochi.

Il 17 novembre inizia per la CGIL una seconda fasi di mobilitazione.

La CGIL, insieme alla UIL, ha proclamato uno sciopero generale articolandolo per territori e in alcuni casi (per rispettare la legge 146) per categorie: il 17 novembre, infatti, sciopereranno lavoratrici e lavoratori del comparto della Conoscenza (Scuola, statale e non statale, università, alta formazione professionale e ricerca), insieme al personale del pubblico impiego.

 Non giriamoci troppo intorno: questo sciopero è un atto dovuto e necessario di fronte alle mancanze di questo governo, alla sua inaffidabilità, alla sua indisponibilità al confronto.

 Negli scorsi mesi abbiamo fatto assemblee e manifestazioni, abbiamo ascoltato il personale della Conoscenza, abbiamo chiesto incontri al Governo ed ai Ministeri, rivendicando:

–   un piano strutturale per il reclutamento che valorizzi i precari ed i giovani

–    una maggiore flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, senza penalizzazioni

–   un adeguato ristoro salariale, a fronte della continua perdita di potere d’acquisto degli stipendi dei dipendenti pubblici.

Le nostre richieste non hanno avuto risposte.

Non hanno avuto risposte i precari, anzi il Governo prevede ulteriori tagli alle sedi scolastiche, e quindi all’organico, con buona pace della lotta alla dispersione scolastica.

Non hanno avuto risposte i pensionati, anzi il Governo prevede delle nuove aliquote pensionistiche con una perdita del 20% dell’attuale valore delle pensioni.

Non hanno avuto risposte milioni di lavoratori che chiedono stipendi dignitosi: anziché pensare con la Legge di Bilancio a reperire le risorse per rafforzare il potere d’acquisto degli stipendi del pubblico impiego (l’inflazione per il triennio 2022/24 è calcolata al 18%, in Legge di Bilancio si prevedono aumenti per il 5,8%, con una perdita media di circa 300 euro per lavoratore), il Governo unilateralmente e demagogicamente definisce per decreto un anticipo dell’Indennità di Vacanza Contrattuale per il solo personale di ruolo di circa 900 euro lordi medi.

 Questo Governo, il suo esecutivo, continua ad umiliare ed offendere il lavoro pubblico, proseguendo una chiara politica di impoverimento dei servizi pubblici essenziali (l’istruzione, la ricerca, la sanità …) per consegnarli nelle mani dei privati.

Sciopereremo per ribadire la nostra contrarietà allo smantellamento del sistema della Conoscenza pubblica e democratica come sancita dalla Costituzione.

E sciopereremo anche al fianco degli studenti e delle studentesse a cui si sta negando l’accesso universale al diritto allo studio universitario: la frequenza delle università è diventata un lusso che possono permettersi in pochi. Come sempre, la selezione del merito (concetto degno di un governo povero di idee) è fatta sul censo.

Sciopereremo perché sia garantito il diritto di tutte le studentesse e di tutti gli studenti ad un’istruzione ed una formazione adeguata ad ogni latitudine o longitudine, ovunque siano nati ed ovunque abbiano scelto di vivere: la Conoscenza è un bene universale che non può dipendere da politiche a geografia variabile, come vorrebbe il disegno di legge sull’autonomia differenziata.

La Conoscenza ha bisogno di investimenti strutturali, certi, che possano permettere una programmazione a lungo respiro su organici, ampliamento dell’offerta formativa contro la dispersione scolastica e per il diritto allo studio ed al lavoro di tutte e tutti, non soltanto di pochi.

La Conoscenza è l’unico strumento determinante per una reale uguaglianza civile e sociale, non può essere un titolo di uno spot propagandistico.

La FLC CGIL Lombardia invita tutte le lavoratrici ed i lavoratori dei settori della Conoscenza, pubblici e privati, dalle Scuola, all’Università, agli Enti di Ricerca, agli Enti di Formazione, ai Conservatori ed alle Accademie, a scioperare il 17 novembre dalle ore 10,00: porteremo la nostra protesta davanti al Palazzo della Regione Lombardia a Milano.

Non finisce qui, perché non ci fermeremo finché non saremo ascoltati.

Prospettive e problemi sul mondo del lavoro di oggi pensando al lavoro di dopodomani

La sfida di domani, ma ancora di più di dopodomani, è come governare l’innovazione tecnologica: un problema sociale e politico

Siamo tutti preoccupati, oggi, della qualità del lavoro, della sostenibilità del lavoro soprattutto nella conciliazione con la vita personale, dei turni di lavoro, della difficoltà di trovare un lavoro che possa piacere e/o sia coerente con la propria “formazione scolastica”.

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Strumenti di distrazione di massa e propaganda

Non si può più tacere, non si può più abbozzare: il metodo autoritario, autoreferenziale, autarchico e revisionista di questa classe politica è radicato e mina l’etica stessa della nostra repubblica. Non va tutto bene

Che la destra al governo non abbia ricette, ma neanche idee, concrete per un cambiamento, in meglio, del nostro Paese lo sapevamo da quando in campagna elettorale abbiamo assistito ad una serie di luoghi comuni rispondente opportunisticamente alle aspettative di un popolo affetto da delusione storica e/o da malpancismo populista.

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L’insegnamento è un lavoro a forte stress correlato: lo dicono anche i giapponesi!

Il lavoro (sostenibile) e l’istruzione sono i due pilastri su cui si basa il benessere delle democrazie e della civiltà. Su questi punti non intendiamo fare sconti a nessuno

Nell’ultimo numero di Internazionale c’è un trafiletto dedicato alle questioni giapponesi, in particolare allo stato di salute degli insegnanti del Sol Levante.

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Un lavoro tossico da curare, con urgenza

Siamo in una società malata, nella quale il lavoro è un cancro che sta trasformando e minando ogni nostra azione, una società che compra la nostra vita pagandola col lavoro

Due libri usciti quasi in contemporanea a maggio 2023 lanciano un campanello d’allarme molto preoccupante per la nostra società: il lavoro è un valore di affermazione della persona all’interno della società o una malattia corrosiva e tossica?

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