Oltre il voto: alla ricerca di un equilibrio pedagogico

La sfida pedagogica che ci attende riguarda la capacità di coesistenza del voto numerico in un paradigma valutativo educativo e formativo.


Quando nel 2020, in piena pandemia, come FLC CGIL abbiamo scoperchiato il vaso di Pandora sulla valutazione spingendo per la riforma della valutazione nella scuola primaria (col passaggio dal voto numerico al voto descrittivo), abbiamo dato il via a una operazione di riflessione pedagogica che aspettava soltanto di essere finalmente avviata: come funziona la valutazione – degli alunni e di sistema – e come conciliare la valutazione intesa come atto formativo con la fotografia numerica a cui siamo stati abituati.

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Quando la politica si diverte a replicare fallimenti passati, sulla nostra pelle

Si ripropone una proposta palliativa: il piano estate per fare della scuola un punto di riferimento per tutto l’anno, anche d’estate. Tutto sbagliato, tutto falso. La scuola è un’altra cosa

Non amo molto le cose che si ripetono stancamente, fatico anche a seguire le serie televisive eccedenti le 5-6 puntate: figuriamoci quando bisogna replicare ad idee ripetitive e ripetitive in una direzione negativa e fallimentare, come il novellato “Piano Estate”.

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La battaglia culturale è appena iniziata, la FLC CGIL c’è

La battaglia contro l’oscurantismo retrogrado di certa politica di destra continua. La FLC CGIL difende i valori della costituzione dell’Italia antifascista

Quello che è successo intorno alla scuola di Pioltello è stato, da parte delle Istituzioni, un atto di bullismo istituzionale e di pericolosa regressione culturale.

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Leghisti e fascisti a Pioltello. La FLC CGIL denuncia e combatte

Assistiamo a pericolose derive autoritarie e fascio-leghiste: bisogna denunciare, combattere e resiste. La FLC CGIL non arretra

Qualche giorno fa succede che in modo strumentale e propagandistico addirittura il Ministero dell’Istruzione e del Merito interviene per chiedere all’Istituto Scolastico “Iqbal Masih” di Pioltello, hinterland milanese, di rivedere la delibera del maggio precedente relativa alla chiusura dell’Istituto in occasione della fine del Ramadan (10 aprile 2024).

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allarme salari bassi: 5,7 mln di lavoratori sotto gli 11 mila euro

Occorre intervenire contestualmente su tutti i fattori che determinano i salari bassi: precarietà, discontinuità, part time involontario, basse qualifiche e gravi ritardi nel rinnovo dei Ccnl

5,7 milioni di dipendenti guadagnano in media meno di 11 mila euro lordi annui, ma la fascia del lavoro a bassa retribuzione è ancora più ampia: vanno infatti aggiunti oltre 2 milioni di dipendenti con salari medi inferiori ai 17 mila euro annui. È quanto rileva uno studio dell’Ufficio Economia dell’Area Politiche per lo Sviluppo della Cgil Nazionale nel quale si analizzano le cause dei bassi salari in Italia a partire dalla discontinuità lavorativa, dal part time e dalla precarietà contrattuale.

Innanzitutto, dal confronto tra le maggiori economie dell’Eurozona (dati Ocse, lavoratore tempo pieno equivalente) emerge come nel 2022 il salario medio in Italia si sia attestato a 31,5 mila euro lordi annui, un livello nettamente più basso rispetto a quelli tedesco (45,5 mila) e francese (41,7 mila). A determinare un minore salario medio in Italia concorrono una maggior quota delle professioni non qualificate, l’alta incidenza del part time involontario (57,9%, la più alta di tutta l’Eurozona) e del lavoro a termine (16,9%) con una forte discontinuità lavorativa. Nel 2022 oltre la metà dei rapporti di lavoro cessati ha avuto una durata fino a 90 giorni. In sostanza, benché in Italia si lavori comparativamente di più in termini orari, i salari medi e la loro quota sul Pil sono notevolmente più bassi.

Nel 2022, il salario medio dei 16.978.425 lavoratori dipendenti del settore privato con almeno una giornata retribuita nell’anno (dati Inps, esclusi agricoli e domestici) si è attestato a 22.839 mila euro lordi annui. Il 59,7% di questa platea ha salari medi inferiori alla media generale, ed è composto da oltre 7,9 mln di dipendenti discontinui e da oltre 2,2 milioni di lavoratori part time per l’anno intero. La differenza tra la media salariale del settore pubblico e quello del settore privato è determinata in buona parte dal minor peso del part-time e della precarietà nei settori pubblici. Inoltre, dallo studio emerge come i lunghi ritardi nel rinnovare i ccnl determinino un’elevata quota percentuale di lavoratori con salari non aggiornati.

Per il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari: “I dati non potrebbero essere più eloquenti. Se passiamo dal lordo al netto, risulta che, nel 2022, 5,7 milioni di lavoratrici e lavoratori hanno guadagnato l’equivalente mensile di 850 euro, altri 2 milioni di dipendenti arrivano ad appena 1200 euro al mese. E la situazione non è certo migliorata nel 2023, anno in cui l’inflazione ha raggiunto il 5,9%, cumulandosi con quella dei due anni precedenti, raggiungendo un totale del 17,3%”.

“Per recuperare il grande divario accumulato con gli altri grandi Paesi europei, occorre – aggiunge Ferrari – intervenire contestualmente su tutti i fattori che determinano i bassi salari: precarietà, discontinuità, part time involontario, basse qualifiche e gravi ritardi nel rinnovo dei Ccnl”.

(dal sito della CGIL)

Jin, Jîyan, Azadî ‎(donna, vita, libertà)

L’8 marzo festeggiamo la giornata della donna: mai come quest’anno ci sono motivi politico-sociali necessari per trasformare questa giornata in qualcosa di più di una semplice ricorrenza.

L’8 marzo festeggiamo la giornata della donna: mai come quest’anno ci sono motivi politico-sociali necessari per trasformare questa giornata in qualcosa di più di una semplice ricorrenza.

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Il precariato come dispositivo di controllo

Non abbiamo bisogno di continue riforme scolastiche, abbiamo bisogno di essere ascoltati: meno slogan, più concretezza

I dati sul precariato nella Scuola lombarda sono impietosi: quasi il 25% dei posti disponibili in organico di diritto sono coperti con contratti di supplenza, l’organico di sostegno è praticamente raddoppia ed entra negli standard nazionali soltanto grazie alle deroghe, l’offerta formativa professionalizzante è insufficiente rispetto i bisogni reali delle scuole.

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La secessione didattica e le classi differenziali

Dopo la secessione dei ricchi (autonomia differenziata), Valditara vara la secessione didattica, ovvero classi differenziali per gli alunni stranieri. L’inclusione nasce a scuola.

Ha fatto scalpore la dichiarazione di qualche giorno fa del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che, per lanciare il suo libro su La Scuola dei talenti (Piemme, 2024) e per strizzare l’occhio all’elettorato leghista, si è dichiarato favorevole alla istituzione di classi differenziali per accogliere gli studenti stranieri.

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La rivalutazione della valutazione (anche numerica)

Scoperchiato il vaso di Pandora, la sfida pedagogica e culturale che ci aspetta consiste nel far convivere in modo costruttivo e formativo la valutazione numerica e la valutazione descrittiva. Abbiamo bisogno di entrambe

Quando nel 2020, in piena pandemia, come FLC CGIL abbiamo scoperchiato il vaso di Pandora sulla valutazione spingendo per la riforma della valutazione nella scuola primaria (col passaggio dal voto numerico al voto descrittivo), abbiamo dato il via ad una operazione di riflessione pedagogica che aspettava soltanto di essere finalmente avviata: come funziona la valutazione -degli alunni e di sistema- e come conciliare la valutazione intesa come atto formativo con la fotografia numerica a cui siamo stati abituati.

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Le ragioni dello sciopero del 17 novembre: basta elemosine!

La Conoscenza ha bisogno di investimenti strutturali, certi, che possano permettere una programmazione a lungo respiro su organici, ampliamento dell’offerta formativa contro la dispersione scolastica e per il diritto allo studio ed al lavoro di tutte e tutti, non soltanto di pochi.

Il 17 novembre inizia per la CGIL una seconda fasi di mobilitazione.

La CGIL, insieme alla UIL, ha proclamato uno sciopero generale articolandolo per territori e in alcuni casi (per rispettare la legge 146) per categorie: il 17 novembre, infatti, sciopereranno lavoratrici e lavoratori del comparto della Conoscenza (Scuola, statale e non statale, università, alta formazione professionale e ricerca), insieme al personale del pubblico impiego.

 Non giriamoci troppo intorno: questo sciopero è un atto dovuto e necessario di fronte alle mancanze di questo governo, alla sua inaffidabilità, alla sua indisponibilità al confronto.

 Negli scorsi mesi abbiamo fatto assemblee e manifestazioni, abbiamo ascoltato il personale della Conoscenza, abbiamo chiesto incontri al Governo ed ai Ministeri, rivendicando:

–   un piano strutturale per il reclutamento che valorizzi i precari ed i giovani

–    una maggiore flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, senza penalizzazioni

–   un adeguato ristoro salariale, a fronte della continua perdita di potere d’acquisto degli stipendi dei dipendenti pubblici.

Le nostre richieste non hanno avuto risposte.

Non hanno avuto risposte i precari, anzi il Governo prevede ulteriori tagli alle sedi scolastiche, e quindi all’organico, con buona pace della lotta alla dispersione scolastica.

Non hanno avuto risposte i pensionati, anzi il Governo prevede delle nuove aliquote pensionistiche con una perdita del 20% dell’attuale valore delle pensioni.

Non hanno avuto risposte milioni di lavoratori che chiedono stipendi dignitosi: anziché pensare con la Legge di Bilancio a reperire le risorse per rafforzare il potere d’acquisto degli stipendi del pubblico impiego (l’inflazione per il triennio 2022/24 è calcolata al 18%, in Legge di Bilancio si prevedono aumenti per il 5,8%, con una perdita media di circa 300 euro per lavoratore), il Governo unilateralmente e demagogicamente definisce per decreto un anticipo dell’Indennità di Vacanza Contrattuale per il solo personale di ruolo di circa 900 euro lordi medi.

 Questo Governo, il suo esecutivo, continua ad umiliare ed offendere il lavoro pubblico, proseguendo una chiara politica di impoverimento dei servizi pubblici essenziali (l’istruzione, la ricerca, la sanità …) per consegnarli nelle mani dei privati.

Sciopereremo per ribadire la nostra contrarietà allo smantellamento del sistema della Conoscenza pubblica e democratica come sancita dalla Costituzione.

E sciopereremo anche al fianco degli studenti e delle studentesse a cui si sta negando l’accesso universale al diritto allo studio universitario: la frequenza delle università è diventata un lusso che possono permettersi in pochi. Come sempre, la selezione del merito (concetto degno di un governo povero di idee) è fatta sul censo.

Sciopereremo perché sia garantito il diritto di tutte le studentesse e di tutti gli studenti ad un’istruzione ed una formazione adeguata ad ogni latitudine o longitudine, ovunque siano nati ed ovunque abbiano scelto di vivere: la Conoscenza è un bene universale che non può dipendere da politiche a geografia variabile, come vorrebbe il disegno di legge sull’autonomia differenziata.

La Conoscenza ha bisogno di investimenti strutturali, certi, che possano permettere una programmazione a lungo respiro su organici, ampliamento dell’offerta formativa contro la dispersione scolastica e per il diritto allo studio ed al lavoro di tutte e tutti, non soltanto di pochi.

La Conoscenza è l’unico strumento determinante per una reale uguaglianza civile e sociale, non può essere un titolo di uno spot propagandistico.

La FLC CGIL Lombardia invita tutte le lavoratrici ed i lavoratori dei settori della Conoscenza, pubblici e privati, dalle Scuola, all’Università, agli Enti di Ricerca, agli Enti di Formazione, ai Conservatori ed alle Accademie, a scioperare il 17 novembre dalle ore 10,00: porteremo la nostra protesta davanti al Palazzo della Regione Lombardia a Milano.

Non finisce qui, perché non ci fermeremo finché non saremo ascoltati.