La battaglia culturale è appena iniziata, la FLC CGIL c’è

La battaglia contro l’oscurantismo retrogrado di certa politica di destra continua. La FLC CGIL difende i valori della costituzione dell’Italia antifascista

Quello che è successo intorno alla scuola di Pioltello è stato, da parte delle Istituzioni, un atto di bullismo istituzionale e di pericolosa regressione culturale.

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Leghisti e fascisti a Pioltello. La FLC CGIL denuncia e combatte

Assistiamo a pericolose derive autoritarie e fascio-leghiste: bisogna denunciare, combattere e resiste. La FLC CGIL non arretra

Qualche giorno fa succede che in modo strumentale e propagandistico addirittura il Ministero dell’Istruzione e del Merito interviene per chiedere all’Istituto Scolastico “Iqbal Masih” di Pioltello, hinterland milanese, di rivedere la delibera del maggio precedente relativa alla chiusura dell’Istituto in occasione della fine del Ramadan (10 aprile 2024).

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allarme salari bassi: 5,7 mln di lavoratori sotto gli 11 mila euro

Occorre intervenire contestualmente su tutti i fattori che determinano i salari bassi: precarietà, discontinuità, part time involontario, basse qualifiche e gravi ritardi nel rinnovo dei Ccnl

5,7 milioni di dipendenti guadagnano in media meno di 11 mila euro lordi annui, ma la fascia del lavoro a bassa retribuzione è ancora più ampia: vanno infatti aggiunti oltre 2 milioni di dipendenti con salari medi inferiori ai 17 mila euro annui. È quanto rileva uno studio dell’Ufficio Economia dell’Area Politiche per lo Sviluppo della Cgil Nazionale nel quale si analizzano le cause dei bassi salari in Italia a partire dalla discontinuità lavorativa, dal part time e dalla precarietà contrattuale.

Innanzitutto, dal confronto tra le maggiori economie dell’Eurozona (dati Ocse, lavoratore tempo pieno equivalente) emerge come nel 2022 il salario medio in Italia si sia attestato a 31,5 mila euro lordi annui, un livello nettamente più basso rispetto a quelli tedesco (45,5 mila) e francese (41,7 mila). A determinare un minore salario medio in Italia concorrono una maggior quota delle professioni non qualificate, l’alta incidenza del part time involontario (57,9%, la più alta di tutta l’Eurozona) e del lavoro a termine (16,9%) con una forte discontinuità lavorativa. Nel 2022 oltre la metà dei rapporti di lavoro cessati ha avuto una durata fino a 90 giorni. In sostanza, benché in Italia si lavori comparativamente di più in termini orari, i salari medi e la loro quota sul Pil sono notevolmente più bassi.

Nel 2022, il salario medio dei 16.978.425 lavoratori dipendenti del settore privato con almeno una giornata retribuita nell’anno (dati Inps, esclusi agricoli e domestici) si è attestato a 22.839 mila euro lordi annui. Il 59,7% di questa platea ha salari medi inferiori alla media generale, ed è composto da oltre 7,9 mln di dipendenti discontinui e da oltre 2,2 milioni di lavoratori part time per l’anno intero. La differenza tra la media salariale del settore pubblico e quello del settore privato è determinata in buona parte dal minor peso del part-time e della precarietà nei settori pubblici. Inoltre, dallo studio emerge come i lunghi ritardi nel rinnovare i ccnl determinino un’elevata quota percentuale di lavoratori con salari non aggiornati.

Per il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari: “I dati non potrebbero essere più eloquenti. Se passiamo dal lordo al netto, risulta che, nel 2022, 5,7 milioni di lavoratrici e lavoratori hanno guadagnato l’equivalente mensile di 850 euro, altri 2 milioni di dipendenti arrivano ad appena 1200 euro al mese. E la situazione non è certo migliorata nel 2023, anno in cui l’inflazione ha raggiunto il 5,9%, cumulandosi con quella dei due anni precedenti, raggiungendo un totale del 17,3%”.

“Per recuperare il grande divario accumulato con gli altri grandi Paesi europei, occorre – aggiunge Ferrari – intervenire contestualmente su tutti i fattori che determinano i bassi salari: precarietà, discontinuità, part time involontario, basse qualifiche e gravi ritardi nel rinnovo dei Ccnl”.

(dal sito della CGIL)

Fratelli Cervi, 80 anni di storia dell’Italia antifascista

Ricordare i fratelli Cervi, dopo ottant’anni, ci permette di ricordare che l’Italia si fonda sulla democrazia, sul lavoro, sul sindacato, sul rispetto delle idee, sull’uguaglianza, sulla libertà. L’Italia sarà davvero libera, quando sarà davvero antifascista.

Oggi in Italia gridare che “L’Italia è antifascista” fa scattare subito un controllo della Digos: una volta l’antifascismo era un valore, un atto eroico; oggi è considerato con sospetto, alla stregua di un reato.

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Manifestazione a Bruxelles: Insieme contro l’austerità (12/12/23)

I lavoratori e i loro sindacati di tutta Europa si riuniranno a Bruxelles il 12 dicembre.
Rifiutiamo l’austerità 2.0.

I ministri delle finanze di tutti i paesi dell’UE si sono incontrati a Bruxelles, così come i membri del Parlamento europeo.
Alcuni di loro stanno spingendo per riportare l’Europa a rigide regole di austerità.
Ciò costringerebbe i governi nazionali ad apportare drastici tagli alla spesa.

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Contrasto al lavoro povero e rappresentatività: obiettivi per rilanciare la lotta sociale

Sui due fronti (lavoro dignitoso e rappresentatività/rappresentanza) non si può arretrare di un passo se l’obiettivo finale è fornire al nostro Paese una svolta progressista di civiltà. Il salario minimo non è un ostacolo alla contrattazione, purché siano chiare le regole della rappresentatività sindacale.

Dal confronto fra partiti e governo dell’11 agosto emerge la proposta di rimandare tutta la questione sul salario minimo al CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), dove tutte le parti sono rappresentate.

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Essere radicati per essere radicali

Proponiamo un’idea di società che nasce dal popolo, lo rispetta, non lo usa; lo valorizza e non lo umilia; lo unisce e non lo divide, per una crescita collettiva, che non lasci indietro nessuno.

Il percorso di mobilitazione della CGIL prosegue senza sosta e prevede una manifestazione nazionale il 30 settembre 2023 in preparazione di un eventuale sciopero geneale in autunno. Non è un mistero, ma è sicuramente necessario chiarirne qui le ragioni politiche e sociali.

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Le ragioni di uno sciopero

Perché è importante scioperare contro una legge di bilancio ingiusta ed iniqua. Intervista a La Città Futura

Riporto di seguito un’intervista rilasciata alla rivista online La Città futura: provo a spiegare perché è importante aderire agli scioperi territoriali contro questa legge di Bilancio.


Proponiamo una intervista a Massimiliano De Conca, Centro nazionale dipartimento contrattazione e Segretario regionale FLC CGIL Lombardia, a cura di Edoardo Acotto (Fronte Popolare) insegnante di storia e filosofia.

D. Ci ritroviamo dopo un anno a un nuovo sciopero generale, questa volta scaglionato per regioni dal 12 al 16 dicembre. Ancora una volta CGIL e UIL mobilitano le piazze contro una finanziaria che colpisce le lavoratrici e i lavoratori, mentre la CISL rivendica la concertazione con qualunque governo, si tratti di Draghi o Meloni. Quanto è peggiore questa finanziaria, chiaramente di destra, rispetto a quella di Draghi, che l’anno scorso dicevamo nettamente contraria al settore pubblico e in particolare alle necessità della scuola?

Non mi piace fare confronti, ma analizzare i dati per quello che sono. La Legge di Bilancio, in discussione in Parlamento, presenta una manovra povera, a corto respiro e soprattutto iniqua, perché scarica il costo della crisi sul lavoro e non sui profitti.
È iniqua e sbagliata perché aumenta l’importo dei voucher invece di stabilizzare i contratti precari, perché aumenta la soglia per la flat tax fino a 85.000 euro per gli autonomi invece di intervenire su salari e tutele, perché taglia il reddito di cittadinanza invece di investire in buona occupazione, perché promuove un ennesimo condono invece di combattere l’evasione.
Non si avvia una vera riforma del fisco, proporzionale, come dice la nostra Costituzione, e non si supera affatto la Legge Fornero, dal momento che le ipotesi messe in campo pongono moltissimi paletti e soprattutto riguardano un numero limitatissimo di utenti.
Per i settori della Conoscenza, così strategici in campagna elettorale, non c’è nulla, se non l’ennesimo taglio, stavolta ancora più grave perché non riduce solo il numero dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi, ma riduce la presenza delle Scuole sul territorio.
Al contrario abbiamo bisogno di investimenti per organici e per diminuire il numero di alunni per classe: solo aumentando il tempo scuola si può combattere seriamente e strutturalmente la dispersione scolastica e la povertà educativa.
Se proprio vogliamo fare un confronto con la Legge di Bilancio del 2022, ci sono più elementi di continuità culturale che veri segni di inversione di rotta, verso l’affermazione solidaristica di uno stato sociale più utile, giusto ed equo.

D. Per quanto riguarda la scuola, la CISL canta vittoria per il rinnovo della parte economica del contratto nazionale, mentre ancora non sappiamo come sarà la parte normativa, potenzialmente molto negativa. Anche CGIL e UIL hanno firmato, ma possiamo dire che gli arretrati non bastano nemmeno a coprire l’inflazione?

Che i soldi fossero insufficienti a coprire l’inflazione, lo sapevamo. Attenzione però che questa inflazione è cresciuta esponenzialmente dopo l’inizio della guerra in Ucraina, anche grazie e a causa di una bolla speculativa che ha gonfiato il prezzo delle materie prime a fronte di continue rassicurazioni. Ora, il vero problema è che non si sta investendo per trovare risorse alternative, per la transizione ecologica di cui pure abbiamo disperatamente bisogno, ma si sta facendo tirare la cinghia alle lavoratrici ed ai lavoratori. C’è quindi ancora una volta un problema culturale: i settori della Conoscenza, per fortuna e purtroppo, non producono profitti materiali, ma vivono della fiscalità complessiva dello Stato. Finché le logiche saranno quelle di finanziare operazioni militari e non gli stipendi del personale del pubblico impiego, finché si cederà alla narrazione dello statale fannullone e della scuola incapace di leggere la realtà, tutte buffonate propagandistiche che si imbevono di dati usati strumentalmente (Ocse-Pisa fornisce indicatori di valutazioni per un’organizzazione economica, non pedagogica), allora è naturale che al pubblico impiego si lascino le briciole. Dovremmo essere stanchi di cedere alle promesse delle campagne elettorali e valutare (termine quanto mai appropriato) i nostri politici per i risultati delle loro legislature.
Avevamo delle cifre da mettere al sicuro, accantonate con ben tre leggi di bilancio (2019, 2020, 2021) e soprattutto dobbiamo aprire la contrattazione per il triennio 2022-24: abbiamo sottoscritto un’intesa politica col Ministero dell’Istruzione e del Merito per chiudere la contrattazione 2019-21 con ulteriori 100 milioni (una tantum sul 2022) e con l’impegno a reperire ulteriori risorse. Abbiamo inoltre definito un percorso per il rinnovo della parte normativa entro il mese di dicembre 2022/gennaio 2023. L’errore che fanno molti è quello di ritenere questi risultati come scontati, dovuti: purtroppo nulla è scontato, soprattutto quando la controparte è lo Stato e la classe politica.

D. Se dal governo Draghi ci si poteva aspettare, dopo lo sciopero generale, qualche minimo cambiamento alla legge di bilancio, mi pare che questa volta non possiamo farci illusioni. Di fronte a una destra di governo forte non tanto per i suoi numeri quanto per la debolezza delle opposizioni, pensi che l’opposizione sindacale avrà un ruolo importante nei prossimi tempi?

L’opposizione sindacale è necessaria e importante. La CGIL ha mantenuto in questi anni una posizione autonoma ed equidistante dalla politica, coerente con i propri valori, costituzionali ed antifascisti, e la propria missione, di ascolto del mondo del lavoro, di costruzione di un’alternativa sociale a questa deriva neoliberale. Siamo un sindacato propositivo, per questo siamo stati protagonisti di diverse campagne politiche e sociali: l’ultima è quella per la pace che è confluita nella piazza di San Giovanni il 5 novembre scorso; e continueremo a farlo, convinti della nostra equivicinanza alle lavoratrici ed ai lavoratori che noi rappresentiamo.
La nostra forza è nel rapporto continuo con loro, la nostra forza è il mandato che ci danno: non dimentichiamo che se la gente non va a votare perché delusa dalla politica, alle ultime elezioni RSU la risposta è stata ancora una volta importante (70% di partecipazione). Il mandato che ci viene consegnato (nella scuola la FLC CGIL si è confermata il primo sindacato a livello nazionale ed ha raggiunto quasi il 30% delle preferenze) da questa ennesima dimostrazione di costruzione dal basso, per nulla scontata, appunto, ci dà un’enorme responsabilità.
Per questo continuiamo il nostro percorso di mobilitazione, che non termina nella settimana degli scioperi contro la Legge di Bilancio, ma prosegue fin dove sarà necessario: il nostro è un sindacato di dialogo e di mediazione, ma non al ribasso, e quando è necessario mettiamo in campo tutte le armi del conflitto che sono a nostra disposizione, forti del mandato delle lavoratrici e dei lavoratori che in noi riconoscono un punto di riferimento, continuo e costante.
Manca al contrario una cultura politica della concertazione: la nuova classe dirigente politica, dopo le esperienze del brunettismo e del renzismo, ancora non è capace ad ascoltare e costruire ponti, sa solo respingere e costruire muri. Questo non ci fa demordere e non ci fa indietreggiare, per questo continueremo la nostra storia di sindacato di dialogo e di lotta.

12/12/2022 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

Cosa prevede l’ “agenda Draghi” per la Scuola: aziendalizzazione e precarietà

Gli «affari correnti» del governo e il sostegno dei partiti, tutti, che lo hanno sostenuto fino all’implosione. Ecco cosa sta accadendo nel mondo della scuola dove sono in corso di attuazione le «riforme» degli «Its» e del reclutamento, un concentrato di ideologia neoliberale acriticamente accettata anche nella stagione del “Draghismo”

La «riforma» degli Istituti tecnici superiori (Its), la creazione di una «Its Academy», la «riforma» del reclutamento dei docenti sono provvedimenti cruciali della cosiddetta «agenda Draghi» sostenuta da Pd e centristi vari (e non solo), in vista delle elezioni politiche del 25 settembre. Sono stati condivisi da tutti i partiti che hanno partecipato al «governo dei Migliori», gli stessi che ora si guardano in cagnesco. Sono l’espressione della stessa ideologia neoliberale che prevede la trasformazione della scuola in una formazione aziendale e performativa.

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