Silvio Berlusconi, il tempo del cordoglio e della memoria

Scherzando si diceva che saremmo morti tutti democristiani. Poi, con la seconda Repubblica, quella che è arrivata dopo lo scossone di Mani Pulite, si è aggiunto “berlusconiani”: in effetti, il Cavaliere sembrava immortale e sicuramente lo abbiamo pensato un po’ tutti.

Oggi scopriamo l’ovvio, ovvero che Silvio Berlusconi è mortale: deceduto ad 86 anni dopo una vita vissuta sull’onda delle imprese televisive, della politica e degli scandali sociali, politici e morali.
Al netto della vicenda umana, di quella morale (nessuno dimentica i “processi Ruby”, la cosiddetta nipote di Mubarak, come accertato anche dal voto dell’attuale Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e altri che oggi sono onorevolmente al governo), di quella giudiziaria (infinita, fatta di prescrizioni, condanne e qualche assoluzione), al netto del cordoglio, dovuto per ogni (o quasi) essere umano che termina il suo percorso di vita, è doveroso anche ricordarsi cosa è successo nel mondo dell’Istruzione durante gli anni in cui ha presieduto il Consiglio dei Ministri, ovvero è stato a capo dell’esecutivo.

Se il primo governo Berlusconi ci ha fatto dono di una meteora (D’Onofrio giugno 1994-gennaio 1995), è con gli anni 2000 che il Cavaliere riesce a dispiegare la sua azione capillare nella scuola, università e ricerca, più in generale nel pubblico impiego.

Ricordiamo la riforma Moratti (L. 230/2003) che ha riformato i cicli, stravolto la primaria con abolizione dell’esame di quinta, introdotto la figura (mai attivata) dell’attuale docente tutor, previsto il doppio canale, le passerelle e l’orientamento delle scuole verso il mondo del lavoro (fautore di quella riforma era all’epoca Giuseppe Bertagna, docente universitario oggi fra i consiglieri dell’attuale ministro Valditara).

Ricordiamo la riforma Gelmini (L. 133/2008; L. 69/2008; L. 1/2009; L. 240/2010) che ha rivoluzionato il secondo grado, introdotto la valutazione numerica alla scuola primaria (DPR 122/2009), distrutto le copresenze, definito i numeri minimi di alunni per classe e ridefinito il dimensionamento scolastico (DPR 81/2009) segnando, con le varie leggi di bilancio a firma Giulio Tremonti, un taglio sconsiderato del personale scolastico; stravolto il sistema universitario indirizzandolo verso le fondazioni private (e c’era nello staff anche l’attuale ministro Valditara) …

Ricordiamo ancora la riforma del pubblico impiego a firma Renato Brunetta (Dlgs 150/2009) che ha bloccato la contrattazione fino al 2018 (c’è voluta una sentenza della Corte Costituzionale del 2015 per riaprirla!), depotenziato le contrattazioni di primo e secondo livello, accorpato i contratti e introdotto la valutazione del personale …

Questo per rimanere solo ai titoli: è chiaro il disegno dei governi Berlusconi di umiliare il pubblico impiego, di potenziare invece il ricorso al privato, di rendere l’istruzione pubblica ancillare rispetto al mondo del lavoro. Non era né un visionario, né un riformatore in senso moderno: ha sempre e soltanto pensato ai suoi interessi, tanto che ha fatto della personalizzazione della politica il suo cavallo di battaglia.

Penso che dovremmo ricordarlo per questo, per la sua abilità ad impoverire il nostro Paese, economicamente e culturalmente: ha trasformato la politica nell’arte del bunga-bunga, come distrattore di massa mentre intanto ha fatto soltanto i suoi interessi.
Le macerie che ha lasciato, la sua eredità politica, le stiamo vivendo oggi: una classe politica incapace di pensare al bene collettivo, votata al conforto delle lobby.

Riposi in pace, certamente. A noi il compito di non dimenticare e di ricostruire.

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