Quando la politica si diverte a replicare fallimenti passati, sulla nostra pelle

zaino

Non amo molto le cose che si ripetono stancamente, fatico anche a seguire le serie televisive eccedenti le 5-6 puntate: figuriamoci quando bisogna replicare ad idee ripetitive e ripetitive in una direzione negativa e fallimentare, come il novellato “Piano Estate”.

Il ministro Giuseppe Valditara, in perfetta continuità con il suo predecessore Patrizio Bianchi, annuncia trionfalmente la replica, potenziata, del Piano Estate:

“Lo avevamo promesso lo scorso anno e ora, anche grazie a un incremento sostanzioso dei fondi, siamo in grado di mettere in campo un Piano estate ampliato e rinnovato. Il nostro obiettivo”, dichiara Valditara, “è una scuola che sia punto di riferimento per gli studenti e per le famiglie anche d’estate, con sport, attività ricreative, laboratori o attività di potenziamento, ricorrendo a tutte le sinergie positive possibili, dagli enti locali alle associazioni del terzo settore. Una scuola”, dichiara il ministro Valditara, “che sia sempre più un luogo aperto, parte integrante della comunità per tutto l’anno, realizzando attività di aggregazione e formazione soprattutto per i bambini e i ragazzi che, in estate, non possono contare su altre esperienze di arricchimento personale e di crescita a causa delle esigenze lavorative dei genitori o di particolari situazioni familiari”.

(Giuseppe Valditara – sito MIM)

Il piano prevede lo stanziamento di fondi per fare le scuole punto di riferimento di aggregazione anche in estate, con una previsione di attività ludico-ricreative che mescolano la funzione sociale della Scuola con l’esigenza di tenere occupate i ragazzi d’estate, mentre i genitori lavorano (!)

Per non essere ripetitivo, rimando sommessamente alle riflessioni pregresse contenute sempre in questo blog

Mi siano però concesse le esposizioni di alcune aggravanti:

1- permane l’idea che la Scuola sia un parcheggio, peggio un ammortizzatore sociale: dietro l’idea di “luogo aperto” si deve leggere terreno di conquista del terzo settore, dove mettere “anche” attività di potenziamento e di recupero. Se si vogliono soltanto liberare i genitori per permettere loro di lavorare, basta investire su centri sportivi, associazioni ricreative, sugli oratori etc. sul resto del tessuto sociale che può svolgere, con maggiore specificità, attività di intrattenimento.

2- si ha un’idea totalmente sbagliata dei tempi di apprendimento (o peggio ancora non la si ha): il nostro calendario scolastico è talmente concentrato nei 10 mesi da settembre a giugno, anche in termini orario (dalle 5 alle 8 ore al giorno di attività d’aula al resto a casa), che anche le studentesse e gli studenti meritano una pausa di sedimentazione. Ricordo Edgar Morin e l’abusato detto che servono teste ben fatte, non teste intasate di nozioni.

3- recuperi e potenziamenti sono pensati come interventi spot da concentrare in momenti specifici fuori dall’attività ordinaria: è sbagliato! Andrebbero pensati in armonia con l’attività curricolare, all’interno di essa. Per farlo bisogna però accettare che serve investire, tutto l’anno, per avere organico adeguato ai bisogni reali e spazi e tempi scuola che permettano di farlo, dunque meno alunni per classe in strutture che possano favorire una didattica laboratoriale.
4- si scavalca una qualunque analisi della comunità educante e democratica per imporre in modo centralistico delle attività di cui magari la Scuola non ha bisogno. L’autonomia scolastica dovrebbe insegnare che tutte le attività devono nascere da una valutazione specifica di ciascuna istituzione scolastica, di modo da fare fronte alle peculiarità di questa o quell’altra realtà locale: ci sono prassi, tempi, modalità che differiscono da scuola a scuola. Se si vuole aiutare e valorizzare l’autonomia scolastica bisogna darle fattivamente gambe sostenendola in termini di risorse economiche ed umane, non sostituirsi ad essa.

5- come mai si pensa ad aprile soltanto a come portare avanti il piano Estate? Perché non si è presentata questa possibilità a settembre, di modo che le Scuole potevano progettare con ampio margine e in modo integrato alle attività ordinarie, in piena consapevolezza e non nell’urgenza (fittizia) di una delibera coatta

In definitiva anche questa volta si continua a fare propaganda politica sulla Scuola (guarda caso le elezioni europee sono alle porte, proprio a giugno), si rinuncia ad ascoltarne le necessità, si propone la solita ricetta di controllo dall’alto della autonomia scolastica (ultimo caso quello della scuola di Pioltello).
La Scuola, quella democratica e della costituzione, quella partecipativa e condivisa degli organi collegiali, è un’altra cosa.

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