Più Invalsi per tutti? Potrebbe avere un senso se …

La querelle estiva sui test Invalsi e gli esami di maturità porta anche spunti interessanti. Ma il vero nodo è capire a cosa serve una valutazione di sistema fatta così

L’estate, si sa, è un momento di leggerezza in cui tutti si sentono in diritto di dire qualunque cosa, prassi ormai abituale da quando la (sotto)cultura è stata sdoganata dai social media.
Accade così che tutti possono dire di tutto, anche su temi delicati come i voti di maturitù e le prove Invalsi.

Già perché tutti gli anni ci si esercita nel verificare la discrepanza, ovvia, fra gli esiti della maturità ed i risultati delle prove Invalsi.
Si tratta di una discrepanza ovvia perché i primi (gli esiti della maturità) rappresentano la certificazione di un percorso e sono il frutto anche di un’evoluzione di un cammino pedagogico, didattico, ma anche relazionale caratterizzato da persone che imparano a stare insieme (alunni-alunni, alunni-insegnanti).
I secondi (i risultati delle prove Invalsi) sono invece la fotografia, molto spesso sgranata, di una prestazione estemporanea, che quindi non ha nulla di certificante, nulla di definitivo.
A nulla servono quindi sinossi come questa:

Se non a far scrivere fiumi inutili di carta e far crescere le idiozie separatiste e meritocratiche.
L’ultimo in ordine di arrivo, il 2 agosto il giornalista (!!!) Davide Giacalone in una No stop su radio RTL 105.
Nessuno però si domanda mai a cosa possano servire i test Invalsi fatti così, se non a fare graduatorie improprie.
Soccorre, in modo del tutto inconsapevole, proprio Giacalone che in un passaggio, poi ripreso da Tecnica della Scuola, afferma:

Bisogna prendere quei test Invalsi e moltiplicarli per dieci. Farli dieci volte nel corso dell’anno scolastico”, questa la proposta di Giacalone, che indica le Invalsi come ottimo strumento per capire effettivamente l’andamento di una classe.

Giacalone ripreso da Tecnica della Scuola

Ecco, per avere un senso la valutazione deve avere un fine condiviso (in realtà vanno condivisi anche gli strumenti di partenza, gli indicatori, le modalità di somministrazione …), quindi se servono a fornire dati per migliorare il sistema scolastico, o anche una singola classe, è necessario, come sostiene da anni la FLC CGIL, che le prove Invalsi siano di più!
Ovvero:
– su classi campione per la valutazione del sistema scolastico nazionale:
– facoltativo quindi per tutte le altre classi che lo ritengano necessario;
– in più momenti dell’anno.
Soltanto così può essere utile un monitoraggio esterno per fornire elementi di miglioramento alla didattica: dati in costante aggiornamento, che possono dare indicazioni per un’immediata revisione dell’impianto didattico.

Lo abbiamo sostenuto in un convegno di un anno fa (20 ottobre 2022), Ripensiamo la valutazione, ma evidentemente i tempi non sono maturi per una revisione critica e costruttiva del sistema Invalsi.

Oppure, e mi pare più probabile, gli interessi sono altri.


Massimiliano
Massimiliano
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