Oltre il voto: alla ricerca di un equilibrio pedagogico

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Quando nel 2020, in piena pandemia, come FLC CGIL abbiamo scoperchiato il vaso di Pandora sulla valutazione spingendo per la riforma della valutazione nella scuola primaria (col passaggio dal voto numerico al voto descrittivo), abbiamo dato il via a una operazione di riflessione pedagogica che aspettava soltanto di essere finalmente avviata: come funziona la valutazione – degli alunni e di sistema – e come conciliare la valutazione intesa come atto formativo con la fotografia numerica a cui siamo stati abituati.

La valutazione è un atto pedagogico

Quanto abbiamo provato a fare nel 2020, oggi è messo in discussione dal recente Disegno di Legge 924bis/2023 (il 924 è quello relativo alla filiera tecnico-professionale) col quale si vuole fare marcia indietro e con toni trionfalistici ritornare, in una furia restauratrice tipica di questo governo, ai voti numerici alla scuola primaria perché, si dice e lo diceva per primo l’on. Salvini, oggi Ministro delle Infrastrutture, «la valutazione con i numeri è più chiara». Di chiaro c’è soltanto l’assenza di una base pedagogica in questo DDL, come nel suo precedente (quello della “filiera” tecnico-professionale), giacché si vuole mettere una bandierina ideologica su un tema che invece dovrebbe dare vita a un provvedimento che sia di utilità formativa, prima ancora che strizzare l’occhio al consenso elettorale. In sostanza, nel 2020 abbiamo voluto ribadire che la valutazione è un atto pedagogico che deve avere una valenza formativa, dunque non può essere ridotta esclusivamente al voto numerico; che essa è una tappa fondamentale di un percorso di apprendimento, pertanto è un passaggio di verifica sia per l’insegnante sia per l’alunno; che ha senso se ha un senso il percorso che si vuole fare: cosa insegniamo/impariamo, perché e come.

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