MIM e CNEL firmano un pericoloso protocollo che potenzia le Linee di Orientamento al lavoro

Renato Brunetta

Il 27 luglio il ministro Giuseppe Valditara (MIM) e Renato Brunetta (presidente CNEL) hanno sottoscritto un Protocollo d’Intesa per ridurre il divario fra la formazione scolastica e il mondo del lavoro.

Il comunicato stampa, congiunto MIM e CNEL, è altisonante:

“Il Protocollo rappresenta un nuovo passo verso il superamento del divario tra domanda e offerta di lavoro. In quest’ottica si inserisce la riforma dell’orientamento che abbiamo predisposto a partire dal prossimo anno scolastico, con l’introduzione di docenti formati per guidare studenti e famiglie nella scelta del percorso professionale. La scuola deve porre al centro il futuro dei giovani nel mondo del lavoro: deve aprirsi alle opportunità offerte dal territorio e alla domanda delle aziende, anche attraverso l’insegnamento di esperti, tecnici e professionisti provenienti dal mondo imprenditoriale”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

“Inizia oggi un percorso condiviso tra il CNEL e il Ministero dell’Istruzione e del Merito su uno dei temi di maggiore rilevanza per il panorama economico e lavorativo del nostro Paese, tanto più perché stiamo attraversando un momento storico caratterizzato da profonde quanto rapide transizioni: la transizione ecologica e quella digitale ne sono un esempio. In questo contesto, risulta fondamentale la capacità del mondo della scuola e dell’istruzione di adattarsi alle nuove esigenze del mondo del lavoro, su cui inevitabilmente si ripercuotono questi cambiamenti. Su questi temi, il CNEL può offrire al Ministero e al Ministro Giuseppe Valditara l’esperienza e le competenze dei propri esperti, ai fini di un’analisi della situazione quanto più approfondita ed esaustiva”, ha commentato il Presidente del CNEL Renato Brunetta.

Parole che fanno rabbrividire, ma che ben sintetizzano gli “impegni delle parti”

Si tratta di un ulteriore puntellamento dell’idea di scuola come avviamento al mondo del lavoro, mascherata dietro l’etichetta di orientamento scolastico (si veda il punto b del comma 1 dell’art.2): ma l’orientamento è altra cosa, perché punta a indirizzare lo studente verso il percorso di studi più confacente alle sue potenzialità ed alle sue aspirazioni.
Se questo protocollo mira a ridurre il “mismatch fra formazione e mondo del lavoro”, come si scrive, è chiaro che la didattica e la pedagogia sono state messe in secondo, se non in terzo, piano.
La Scuola svolge quindi il ruolo di una qualunque agenzia interinale ed ufficio di collocamento, del resto i navigator sono naufragati, quindi permane, sotto l’etichetta di orientamento scolastico, e si rafforza la subalternità dell’istruzione al mercato.

Non era certo in questo protocollo che andavano sviscerati, ma l’impostazione, connessa anche ad altre enunciazioni, soprattutto sul ruolo e la funzione della “filiera di formazione professionale e tecnica” ed il Liceo del Made in Italy, disegnano un’idea ben precisa del ruolo dell’istruzione e del modo con cui si intende agire il diritto allo studio, sempre più compresso ed indirizzato verso altrove, ovunque ma non nei luoghi deputati alla educazione e formazione dei cittadini.

–> si veda anche il recente finanziamento all’ITS Academy


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