L’onda nera avanza trasversalmente: contro i lavoratori, lo sciopero e le manifestazioni

Si sta formando una pericolosa onda nera in più parti del mondo, un'onda che vuole spazzare via diritti e democrazia. Invece di preoccuparsi, mobilitiamoci

Più fatti coincidenti, soprattutto se non direttamente connessi fra di loro, fanno una certezza: un’ondata nera trasversale ai Paesi dei cinque continenti si sta per abbattere su di noi, restringendo tutte le agibilità sociali, civili e democratiche che sono state conquistate con la dura lotta operaia e proletaria dalla seconda metà dell’800 agli anni ’90 del XX secolo. Siamo di fronte ad un pericoloso rigurgito fascista.

Sull’editoriale domenicale de L’Unità (Lavoro: attenti alla “riforma” in Grecia”), Mario Capanna, storico leader dei movimenti studenteschi degli anni ’70 in Italia, riporta una dettagliata descrizione delle caratteristiche della “riforma del lavoro” in atto in Grecia, tutta a danno dei lavoratori ed a vantaggio del locale sistema capitalista:
– estensione obbligatoria della settimana di lavoro a 7 giorni con multe e ripercussioni per chi si rifiuta di lavorare la domenica;
– proliferazione di contratti a chiamata e dei contratti con i “sindacati gialli”;
– norme antisindacali che multano lo sciopero;
– estensione della libertà di licenziamento arbitrario;
– autorizzazione per i lavoratori dipendenti di cumulare due lavori fino ad un massimo di 13 ore (unico strumento messo in atto per contrastare l’emergenza salariale) …

Sembra uno scenario ottocentesco addirittura precedente al Manifesto di Marx ed Engels! Ma ancora più grave il fatto che questa riforma del lavoro è stata portata avanti nel perfetto silenzio dei media, per volere dell’Unione Europea, anzi, potremmo dire col suo avallo.

Contemporaneamente in Argentina, la ministra dell’interno Patricia Bullrich, esponente di estrema destra del governo del loco Javier Milei, presenta un conto di 60 milioni di pesos (750mila euro) alle organizzazioni sociali che hanno manifestato contro il disegno di legge di privatizzazione e deregolamentazione presentato dal nascente governo argentino: quella la stima dei costi extra della sicurezza per la giornata di mobilitazione. Questa arma di repressione è affiancata alla minaccia di togliere il sussidio sociale a chi ha bloccato il traffico: ad oggi 35 persone individuate, ma “li identificheremo”, tuona la Bullrich [fonte Il Manifesto]

C’è allora da stupirsi se il ministro dei trasporti del governo Meloni, Matteo Salvini, in Italia ha precettato i lavoratori che avevano indetto lo sciopero dei mezzi di trasporto il 17 novembre ed il 15 dicembre? Gli scioperi erano stati indetti con tempi congrui e in modo legittimo. Certo, per Salvini c’era il problema che lo sciopero rappresentava un potenziale disagio per chi doveva viaggiare. Che novità!? a questo servono gli scioperi: a creare disagio, ma per attirare l’attenzione su un altro disagio, un disagio di chi sta lottando per migliorare le proprie condizioni di lavoro, di chi sta rivendicando un ampliamento dei propri diritti. In questo modo, il ministro Salvini ha colpito un diritto costituzionale, quello dello sciopero, non solo sminuendolo a parole, ma riducendolo nei fatti. Gravissimo!
Come sono gravissime e vergognose le cariche scriteriate della polizia agli studenti che protestano, a Roma come a Torino.

Non c’è da stupirsi, ma da preoccuparsi per la recrudescenza fascista che sta avanzando parallelamente e scientificamente in più parti del mondo, prefigurando dei pericolosi scenari di riduzione di spazi democratici e diritti civili.

Per questo, e per altri motivi, diventano fondamentali le elezioni europee ed amministrative della primavera del 2024, per questo è necessario preparare una opposizione ferma e resistente a chi sta provando in tutti i modi ad affermare un’idea di società che controlla e che determina le scelte dei cittadini, sempre meno liberi.

Massimiliano
Massimiliano
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