la valutazione che educa la valutazione che educa

La valutazione che educa, di Cristiano Corsini [FrancoAngeli, 2023]

Il saggio di Cristiano Corsini traccia una strada diversa per interpretare il senso dell’insegnamento e della valutazione

La crisi della pandemia da Covid ha messo a nudo delle carenze pedagogiche e didattiche che ormai da anni si trascinano in Italia e nel mondo, e non solo in ambito educativo: il ripiego sulla Didattica a Distanza (DaD, poi divenuta Didattica Digitale Integrata, DDI) ha permesso di focalizzare un arretramento nell’elaborazione pedagogica, ma soprattutto sull’uso della valutazione come strumento di certificazione dei risultati raggiunti. Al netto delle discussioni strumentali, spesso portate avanti da non addetti ai lavori, la Scuola, la parte sana e responsabile della Scuola, ha potuto ragionare su alcune pratiche di insegnamento e di valutazione che si sono cancrenizzate in questi decenni.

Ben venga dunque il saggio-pamphlet di Cristiano Corsini, per le aperture, provocatorie e critiche, su un sistema che necessita oggi profondi ripensamenti, pedagogici e didattici.

La valutazione in ambito scolastico, ma potremmo sostenere con facilità che si tratta di un fenomeno culturale più diffuso, ha vissuto una evidente trasformazione valoriale, diventando un fine più che uno strumento di controllo e, aggiunge giustamente Corsini, un percorso didattico. Nel ripercorrere le tappe di questa trasmutazione sensibile, Corsini sottolinea infatti un ulteriore tassello, oggi mancante, cioè l’importanza strategica che svolge una buona valutazione nel percorso di apprendimento ed insegnamento, là dove anche l’insegnante acquisisce strumenti di verifica e modellazione del suo operato.

Analizzando le cattive pratiche che hanno portato sempre più spesso, e non solo per responsabilità della Scuola e dei docenti, ma soprattutto a causa di un’impostazione culturale piegata alla competizione neoliberista che la scuola dovrebbe sovvertire se soltanto le venisse concessa più autonomia di elaborazione anziché il ruolo di strumento di propaganda e non di elaborazione civile, l’idea malsana di finalizzare l’insegnamento al voto, a sua volta confuso con la valutazione, peggio ancora con la misurazione ha generato un impoverimento del senso della valutazione.

Corsini parte dell’idea che la valutazione è un’azione politica, nel senso di “attività pratica relativa all’organizzazione e amministrazione della vita pubblica” (Treccani), in questo caso “attività di governo” della Scuola, e quindi anche di “potere”: per questo può esserci un modello di valutazione autoritario (monarchia assoluta), mediato (monarchia costituzionale), condiviso (democrazia rappresentativa) e partecipativo (democrazia partecipativa, appunto). L’esercizio di questo potere assume senso ed efficacia soprattutto quando la valutazione si connota come strategia didattica che si impernia sulla compartecipazione dei valutati alla realizzazione dell’intero percorso di apprendimento-verifica: coerenza, trasparenza, condivisione degli obiettivi e costruzione di strumenti di autovalutazione sono presupposti indispensabili perché la valutazione stessa assuma valore diventando strumento di miglioramento e non di punizione/classificazione. In questo senso appare evidente la differenza fra il voto, fotografia di un elaborato o di un singolo momento, e la valutazione, che deve uscire dalla “tirannia del voto” per evolversi verso forme discorsive, anche interagenti fra il valutatore ed il valutato, che aiutano a capire la dimensione progressiva dell’apprendimento. Assumono perciò valore sostanziale le rubriche di valutazione e le indicazioni sulle azioni di insegnamento e apprendimento, tali da permettere la crescita di consapevolezza (del valutato, ma anche del valutatore) e soprattutto l’affermazione del senso di responsabilità nel percorso didattico (del valutato, ma anche del valutatore). Si comprende come sia stato pedagogicamente e didatticamente salutare passare almeno per la Scuola Primaria, dove i tempi ed i modi dell’apprendimento sono o dovrebbero essere più ampi, dal voto numerico al voto descrittivo; si tratta però di un’operazione che va estesa anche agli altri ordini e gradi del nostro sistema scolastico ed universitario, dove invece predomina ancora la tirannia numerica e quindi l’impoverimento dell’azione della valutazione.

A questo proposito è interessante l’analisi della parola inglese assessment (‘valutazione’), da ricondurre al latino AD-SEDERE, che può sicuramente significare “assediare”, ma anche “sedersi accanto”: una valutazione sana produce risultati quando valutatore e valutato si siedono vicini e condividono il percorso che porta alla valutazione finale.

In tal senso vanno riorganizzati sia l’impostazione sia l’uso delle prove standardizzate nazionali, come l’Invalsi, che si limitano ad essere una misurazione sterile, dato che non lasciano il tempo di mettere in atto un’azione di miglioramento sullo stesso gruppo di studenti e scuole: avvengono troppo tardi (maggio, con restituzione a luglio) e spesso su gruppi classe che si stanno sciogliendo (l’unica eccezione è per la primaria). Per questo non hanno nessun valore pedagogico né didattico: piuttosto dovrebbero essere campionarie, più frequenti, messe a disposizione ed analizzate dagli insegnanti con gli alunni.

Il saggio di Cristiano Corsini traccia una strada diversa per interpretare il senso dell’insegnamento e della valutazione, una strada che è fatta di resistenza ai modelli competitivi, svilenti nel metodo e nel merito, e che è alternativa ad un’idea di scuola come centro di addestramento: il percorso educativo si costruisce sulle relazioni fra l’insegnante e l’alunno e soprattutto si sostanzia di ascolto, partecipazione, costruzione condivisa di un cammino di crescita, di apprendimento e insegnamento che non può essere appiattito dai numeri o incasellato in graduatorie, ma deve essere vissuto in un rapporto di reciproco dare e avere.

Soltanto così l’insegnamento e la valutazione possono educare e formare.

Cristiano Corsini, La valutazione che educa. Liberare insegnamento e apprendimento dalla tirannia del voto, FrancoAngeli, Milano, 2023

–> Apparso su Articolo33 n.2-3 di aprile/giugno 2023


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