Fratelli Cervi, 80 anni di storia dell’Italia antifascista

famiglia cervi

Oggi in Italia gridare che “L’Italia è antifascista” fa scattare subito un controllo della Digos: una volta l’antifascismo era un valore, un atto eroico; oggi è considerato con sospetto, alla stregua di un reato.

Il 28 dicembre 1943, dopo un mese di prigionia nel carcere politico di Reggio nell’Emilia, furono fucilati per rappresaglia i sette fratelli Cervi:
Gelindo
Antenore
Aldo
Ferdinando
Agostino
Ovidio
Ettore

Figli di Alcide, uomo distrutto ma fiero, anima di una Resistenza opposta all’autoritarismo crudele dei nazisti e dei conniventi fascisti, i fratelli Cervi devono essere ricordati oggi più di ieri, perché oggi si sta cercando di negare la storia, di ripulire i crimini crudeli ed antidemocratici perpetrati dai fascisti e dai nazisti. Oggi più che mai si sta cercando di distruggere la Quercia e disperdere i semi “dell’ideale nella testa dell’uomo”, quell’ideale antifascista che oggi, più di ieri, serve piantare e far germogliare.

Per questo proprio oggi, più di ieri e con ancor forza domani, dobbiamo rivendicare il valore più profondamente democratico della nostra Costituzione, l’antifascismo, espressamente condannato dai padri costituenti nella XII disposizione (parte integrante del testo, con buona pace del Presidente del Senato):

E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.

L’Italia non ha avuto, purtroppo, il suo Processo di Norimberga: troppe collusioni hanno segnato anche il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica, troppo buonismo ha impedito che si facesse davvero giustizia e verità su quanto fascismo permea ancora oggi, come ieri, i pensieri degli italiani.
Questo ha permesso che ancora oggi si possano ripetere non soltanto assalti fascisti e squadristi contro il sindacato della CGIL, ma che possano impunemente essere salutati col braccio teso in avanti e la mano aperta ‘alla romana’, in un’aula di tribunale, i camerati condannati. Senza che nessuno si indigni.

Oggi più di ieri, perché ci sia un domani, dobbiamo affermare convintamente il nostro antifascismo, che non è semplicemente una negazione, ma un’affermazione per litote: perché crediamo nella democrazia, nel rispetto dell’altro, sia questi un italiano o uno straniero, crediamo nel dialogo fra idee, nella pace e nel confronto. Nel lavoro, nella rappresentanza sindacale, nella giustizia, nella libertà.

L’Italia sarà davvero libera solo quando sarà davvero antifascista.

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