Discorso di fine anno del Presidente della Repubblica: richiamo alla pace ed all’unità nazionale

sergio mattarella

Tanti i temi trattati dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel tradizionale discorso di fine anno 2023, e tutti esposti in modo non convenzionale. Anzi, a tratti anche politicamente scorretto.

Sulla pace – La guerra, i suoi effetti nefandi e la sua crudeltà sono stati il centro della prima parte del discorso, nella quale ha ricordato sia il conflitto ucraìno-russo sia quello medio-orientale ovvero israelo-palestinese. Qui i toni sono stati quelli di pragmatica: l’Ucraìna è un Paese invaso che continua a soffrire per le mire espansioniste della Russia (da rivedere il passaggio che vuole Putin interessato a sottomettere ed annettere l’intera Ucraìna [“per sottometterla e annetterla”]: in realtà le mire del Cremlino sono limitate a Donbass e Crimea che di fatto sono russe dal 2014); Hamas è un partito terrorista crudele e barbaro; Israele uno stato che difendendosi sta però colpendo anche i civili. Ecco, se è giusta la condanna di Hamas, troppo sbrigativo il giudizio sull’azione di Israele, che in realtà sta colpendo SOLO civili (oltre 30.000 le vittime, ad oggi), ma sta guadagnando, silenziosamente, territori in Cisgiordania e allargando il conflitto a Libano ed Egitto. Qualche parola più decisa di condanna delle mire inumane di Israele sarebbero state giuste e corrette come il richiamo alla necessità di una pace condivisa, che porti alla convivenza. Fermo il richiamo alla necessità di un cessate il fuoco che porti al dialogo: “La guerra non nasce da sola. Non basterebbe neppure la spinta di tante armi, che ne sono lo strumento di morte. Così diffuse. Sempre più letali. Fonte di enormi guadagni. Nasce da quel che c’è nell’animo degli uomini. Dalla mentalità che si coltiva. Dagli atteggiamenti di violenza, di sopraffazione, che si manifestano. È indispensabile fare spazio alla cultura della pace. Alla mentalità di pace. Parlare di pace, oggi, non è astratto buonismo. Al contrario, è il più urgente e concreto esercizio di realismo, se si vuole cercare una via d’uscita a una crisi che può essere devastante per il futuro dell’umanità.”

La violenza di genere – Richiamo non banale all’importanza di condannare i femminicidi, ma anche all’educazione di genere che deve partire dai giovani e da una corretta cultura dell’amore come sentimento di condivisione e non di possesso: “Vorrei rivolgermi ai più giovani. Cari ragazzi, ve lo dico con parole semplici: l’amore non è egoismo, possesso, dominio, malinteso orgoglio. L’amore – quello vero – è ben più che rispetto: è dono, gratuità, sensibilità.” Sicuramente un concetto ed un’abitudine da estendere anche ai meno giovani.

La cultura del lavoro e dei diritti umani– Di qui la necessità anche di rivedere le condizioni sociali del nostro Paese, aggredendo le disuguaglianze e le privazioni. Per questo il lavoro, non quello sottopagato e sfruttato, è un bene da coltivare, come la sicurezza, la salute, il diritto alla vecchiaia: “Quando la nostra Costituzione parla di diritti, usa il verbo «riconoscere». Significa che i diritti umani sono nati prima dello Stato. Ma, anche, che una democrazia si nutre, prima di tutto, della capacità di ascoltare. Occorre coraggio per ascoltare. E vedere – senza filtri – situazioni spesso ignorate; che ci pongono di fronte a una realtà a volte difficile da accettare e affrontare. Come quella di tante persone che vivono una condizione di estrema vulnerabilità e fragilità; rimasti isolati.”

Il governo delle trasformazioni del progresso – Mattarella ha sottolineato i pericoli che rischiamo se non impariamo a governare la transizione digitale: “Ci troviamo nel mezzo di quello che verrà ricordato come il grande balzo storico dell’inizio del terzo millennio. Dobbiamo fare in modo che la rivoluzione che stiamo vivendo resti umana. Cioè, iscritta dentro quella tradizione di civiltà che vede, nella persona – e nella sua dignità – il pilastro irrinunziabile.” La nostra società deve rimanere umana, restiamo umani!

I pericoli della democrazia – La partecipazione alla vita politica, attraverso la partecipazione alle elezioni, è un dovere che deve coinvolgerci tutti per la costruzione di un percorso collettivo, contro l’indifferenza e la rassegnazione: “Possiamo dare tutti qualcosa alla nostra Italia. Qualcosa di importante. Con i nostri valori. Con la solidarietà di cui siamo capaci. Con la partecipazione attiva alla vita civile. A partire dall’esercizio del diritto di voto. Per definire la strada da percorrere, è il voto libero che decide. Non rispondere a un sondaggio, o stare sui social. Perché la democrazia è fatta di esercizio di libertà. Libertà che, quanti esercitano pubbliche funzioni – a tutti i livelli -, sono chiamati a garantire. Libertà indipendente da abusivi controlli di chi, gestori di intelligenza artificiale o di potere, possa pretendere di orientare il pubblico sentimento. Non dobbiamo farci vincere dalla rassegnazione. O dall’indifferenza.”

L’unità del nostro Paese – Questo sicuramente il punto più politicamente scorretto nei confronti della maggioranza: dopo i richiami alla lotta all’evasione fiscale (e non alla progressiva introduzione della flat tax), dopo l’importanza dell’accoglienza contro i respingimenti (ha ricordato Cutro), la forza dei valori della nostra nazione sta nell’unità: “Perché la forza della Repubblica è la sua unità. L’unità non come risultato di un potere che si impone. L’unità della Repubblica è un modo di essere. Di intendere la comunità nazionale. Uno stato d’animo; un atteggiamento che accomuna; perché si riconosce nei valori fondanti della nostra civiltà: solidarietà, libertà, uguaglianza, giustizia, pace. I valori che la Costituzione pone a base della nostra convivenza. E che appartengono all’identità stessa dell’Italia.”

Un discorso partigiano – Pur nella sua retorica di rito, il discorso del Presidente della Repubblica ha lanciato moniti all’attuale maggioranza di governo, alle sue politiche guerrafondaie e xenofobe, ma anche alle derive secessioniste dell’autonomia differenziata. Ma è stato anche un richiamo, soprattutto all’elettorato di sinistra, perché riprenda la partecipazione attiva dei cittadini, è stata una richiesta di responsabilità perché ci sia attenzione nel segreto delle urne a chi consegnare il futuro della nostra Costituzione e del nostro Paese.

Senza l’incisività che tutti abbiamo riconosciuto a Sandro Pertini, è stato comunque un discorso chiaro di chi pensa che il Paese sia oggi in uno stallo sociale e civile che rischia di farci precipitare nel caos della rassegnazione.

Accogliamo quell’invito.

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