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7 maggio 2024 – elezioni CSPI, la scuola che vale lascia il segno

Il rinnovo del CSPI rappresenta un importante momento di democrazia e partecipazione. Per questo mi candido nelle liste della CGIL Valore-Scuola, perché credo in un’idea di scuola alternativa a quella che vuole questo governo.

Il 7 maggio 2024 si vota per il rinnovo del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI).
Il CSPI è un organo consultivo, che esprime pareri, anche di propria iniziativa, sui provvedimenti del Ministero dell’Istruzione. Questo consente, ai rappresentanti eletti, di essere interpellati di diritto prima dell’approvazione di decreti e leggi sulla scuola.

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Oltre il voto: alla ricerca di un equilibrio pedagogico

La sfida pedagogica che ci attende riguarda la capacità di coesistenza del voto numerico in un paradigma valutativo educativo e formativo.


Quando nel 2020, in piena pandemia, come FLC CGIL abbiamo scoperchiato il vaso di Pandora sulla valutazione spingendo per la riforma della valutazione nella scuola primaria (col passaggio dal voto numerico al voto descrittivo), abbiamo dato il via a una operazione di riflessione pedagogica che aspettava soltanto di essere finalmente avviata: come funziona la valutazione – degli alunni e di sistema – e come conciliare la valutazione intesa come atto formativo con la fotografia numerica a cui siamo stati abituati.

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Quando la politica si diverte a replicare fallimenti passati, sulla nostra pelle

Si ripropone una proposta palliativa: il piano estate per fare della scuola un punto di riferimento per tutto l’anno, anche d’estate. Tutto sbagliato, tutto falso. La scuola è un’altra cosa

Non amo molto le cose che si ripetono stancamente, fatico anche a seguire le serie televisive eccedenti le 5-6 puntate: figuriamoci quando bisogna replicare ad idee ripetitive e ripetitive in una direzione negativa e fallimentare, come il novellato “Piano Estate”.

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La battaglia culturale è appena iniziata, la FLC CGIL c’è

La battaglia contro l’oscurantismo retrogrado di certa politica di destra continua. La FLC CGIL difende i valori della costituzione dell’Italia antifascista

Quello che è successo intorno alla scuola di Pioltello è stato, da parte delle Istituzioni, un atto di bullismo istituzionale e di pericolosa regressione culturale.

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PNRR e istruzione, rischio boomerang? Cosa non funziona del piano Scuola 4.0

L’arrivo dei fondi del PNRR rischia di trasformarsi da opportunità in iattura: le scuole sono state ingolfate da una macchina burocratica che le ha trasformate in progettifici, con un aggravio pesante sull’attività ordinaria e soprattutto una scarsissima condivisione sulla necessità di quei progetti

Non è un mistero che sulle politiche scolastiche il PNRR preveda investimenti su STEM (le cosiddette materie scientifiche) e digitalizzazione della didattica, con l’obiettivo di rafforzare le competenze soprattutto nelle materie scientifiche (matematica in primis) e combattere la dispersione scolastica.

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Regionalizzazione e premierato sanciscono la fine dei diritti costituzionali

A fine aprile vanno in approvazione due provvedimenti letali per la nostra democrazia: dobbiamo intensificare la nostra resistenza promuovendo un modello culturale equo ed alternativo

Il 23 e il 24 aprile, le Commissioni Affari costituzionali di Senato e Camera concluderanno l’esame rispettivamente del ddl sul premierato e del ddl sull’autonomia, il che consentirà a entrambe i provvedimenti di approdare nelle due aule parlamentari entro fine aprile.

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Boicottare le università israeliane non è la soluzione

Piuttosto che censurare ed allontanare ricercatori ed atenei israeliani, ma anche artisti, scrittori ed atleti, è importante rafforzare il dialogo ed isolare gli estremismi criminali.

Molti studenti, molti ricercatori e docenti universitari hanno promosso, in questi giorni, delle iniziative per boicottare gli accordi di partenariato fra le università italiane e quelle israeliane: ci sono stati momenti molto tesi in alcuni atenei, tanto che in alcuni casi è dovuta intervenire anche la Ministra Bernini (esiste!).

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Transizione a chi?

Pensare oggi una transizione significa pensare ad un processo di cambiamento che deve essere resistente alle spinte reazionarie e propositivo verso un miglioramento. E’ sempre così?

In molti si stanno affannando per definire questo periodo, che alcuni chiamano dell’Antropocene e altri no, come il periodo delle transizioni: la transizione ecologica, la transizione digitale, la transizione scientifica …

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Leghisti e fascisti a Pioltello. La FLC CGIL denuncia e combatte

Assistiamo a pericolose derive autoritarie e fascio-leghiste: bisogna denunciare, combattere e resiste. La FLC CGIL non arretra

Qualche giorno fa succede che in modo strumentale e propagandistico addirittura il Ministero dell’Istruzione e del Merito interviene per chiedere all’Istituto Scolastico “Iqbal Masih” di Pioltello, hinterland milanese, di rivedere la delibera del maggio precedente relativa alla chiusura dell’Istituto in occasione della fine del Ramadan (10 aprile 2024).

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allarme salari bassi: 5,7 mln di lavoratori sotto gli 11 mila euro

Occorre intervenire contestualmente su tutti i fattori che determinano i salari bassi: precarietà, discontinuità, part time involontario, basse qualifiche e gravi ritardi nel rinnovo dei Ccnl

5,7 milioni di dipendenti guadagnano in media meno di 11 mila euro lordi annui, ma la fascia del lavoro a bassa retribuzione è ancora più ampia: vanno infatti aggiunti oltre 2 milioni di dipendenti con salari medi inferiori ai 17 mila euro annui. È quanto rileva uno studio dell’Ufficio Economia dell’Area Politiche per lo Sviluppo della Cgil Nazionale nel quale si analizzano le cause dei bassi salari in Italia a partire dalla discontinuità lavorativa, dal part time e dalla precarietà contrattuale.

Innanzitutto, dal confronto tra le maggiori economie dell’Eurozona (dati Ocse, lavoratore tempo pieno equivalente) emerge come nel 2022 il salario medio in Italia si sia attestato a 31,5 mila euro lordi annui, un livello nettamente più basso rispetto a quelli tedesco (45,5 mila) e francese (41,7 mila). A determinare un minore salario medio in Italia concorrono una maggior quota delle professioni non qualificate, l’alta incidenza del part time involontario (57,9%, la più alta di tutta l’Eurozona) e del lavoro a termine (16,9%) con una forte discontinuità lavorativa. Nel 2022 oltre la metà dei rapporti di lavoro cessati ha avuto una durata fino a 90 giorni. In sostanza, benché in Italia si lavori comparativamente di più in termini orari, i salari medi e la loro quota sul Pil sono notevolmente più bassi.

Nel 2022, il salario medio dei 16.978.425 lavoratori dipendenti del settore privato con almeno una giornata retribuita nell’anno (dati Inps, esclusi agricoli e domestici) si è attestato a 22.839 mila euro lordi annui. Il 59,7% di questa platea ha salari medi inferiori alla media generale, ed è composto da oltre 7,9 mln di dipendenti discontinui e da oltre 2,2 milioni di lavoratori part time per l’anno intero. La differenza tra la media salariale del settore pubblico e quello del settore privato è determinata in buona parte dal minor peso del part-time e della precarietà nei settori pubblici. Inoltre, dallo studio emerge come i lunghi ritardi nel rinnovare i ccnl determinino un’elevata quota percentuale di lavoratori con salari non aggiornati.

Per il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari: “I dati non potrebbero essere più eloquenti. Se passiamo dal lordo al netto, risulta che, nel 2022, 5,7 milioni di lavoratrici e lavoratori hanno guadagnato l’equivalente mensile di 850 euro, altri 2 milioni di dipendenti arrivano ad appena 1200 euro al mese. E la situazione non è certo migliorata nel 2023, anno in cui l’inflazione ha raggiunto il 5,9%, cumulandosi con quella dei due anni precedenti, raggiungendo un totale del 17,3%”.

“Per recuperare il grande divario accumulato con gli altri grandi Paesi europei, occorre – aggiunge Ferrari – intervenire contestualmente su tutti i fattori che determinano i bassi salari: precarietà, discontinuità, part time involontario, basse qualifiche e gravi ritardi nel rinnovo dei Ccnl”.

(dal sito della CGIL)